
Cervinara – Soffre la sete la frazione Castello di Cervinara. Neanche le chiusure notturne delle condotte, riescono a risolvere un problema che, con il passare del tempo, diventa sempre più drammatico. E così si assiste al paradosso che la frazione più antica di Cervinara, che per decenni con le sue sorgenti ha fornito acqua a tutte le abitazioni del paese, vive una situazione di grande disagio per la mancanza del prezioso liquido. Una situazione che si trascina da tempo, rispetto alla quale niente fa l’Alto Calore, e dalla quale è completamente assente anche l’amministrazione comunale. Negli anni ‘80, per evitare situazioni di crisi, l’allora sindaco Giuseppe Ricci, si fece promotore della costruzione di una condotta che portava direttamente l’acqua dalle sorgenti del Fizzo del Comune di Bonea, fino al serbatoio di Via S. Rocco. Da qui attraverso un collegamento di alcune centinaia di metri, l’acqua nei momenti di necessità, veniva immessa nel serbatoio dell’acquedotto della frazione Castello per limitare i disagi della popolazione. Un provvedimento che per alcuni anni ha limitato di molto i disagi, fino all’alluvione del 1999, quando il collegamento dei due serbatoi è andato in avaria. Successivamente si è cercato di rimetterlo in esercizio, anche se in alcuni punti la condotta è ancora a cielo aperto. E allora anche se in modo precario, il collegamento è attivato, ma l’acqua continua a mancare. Infatti, sembra che la condotta che doveva portare l’acqua dalle sorgenti del Fizzo sia praticamente vuota, e al serbatoio di Via S. Rocco arrivi solo l’acqua del canale di Serino, pompata dalla stazione di pompaggio di via Sega, acqua appena sufficiente ad alimentare la parte a valle di Cervinara e che ovviamente non può essere trasferita nel serbatoio della frazione Castello. Le ripetute proteste dei cittadini, che minacciano clamorose iniziative, non trovano ascolto. La popolazione ha sollecitato più volte l’Alto Calore, ma anche con il Comune di Cervinara, accusato di essere insensibile ai disagi di centinaia di famiglie e di non farsi carico delle proprie responsabilità.