C’era una volta il basket…a Napoli

0
157

Ad un solo anno dal fallimento della società guidata dal presidente Maione, la città della sirena Partenope è di nuovo rappresentata nel massimo campionato di basket. Dopo l’acquisizione nel 1999 del titolo sportivo dell’allora Serapide Pozzuoli arriva un nuovo trasferimento. Da Rieti a Napoli, la Nuova Sebastiani del presidente Papalìa passa, in estate, dal capoluogo laziale a quello campano. Doveva essere un anno di transizione, un anno in cui la squadra avrebbe dovuto soltanto variare l’impianto di gioco, ma così non è stato. Rieti non esiste più, soltanto la sede legale rimarrà nel Lazio ancora per un anno. Una società, una squadra, una tifoseria, spazzate via in un attimo, così come Verona, Gorizia e Trieste, la grande tradizione del nord-est, così come Pesaro e le V-nere di Bologna, risorte dalle spoglie di Castelmaggiore, così come Capo d’Orlando, Roseto, Montecatini e la mitica Viola dello stretto. In ultimo, Napoli: il basket ora è tornato, l’entusiasmo forse no. Negli occhi di molti c’è ancora la cavalcata cominciata nel 2000 con la promozione in A, la Coppa Italia del 2006, una semifinale scudetto e la storica partecipazione in Eurolega. Dalla Pompea di Penberthy alle gesta eroiche della Carpisa di Lynn Greer tanto è cambiato. Dopo il terzo fallimento degli ultimi trent’anni, il nuovo corso targato Martos riparte da un progetto serio, un progetto che in un triennio si pone l’obiettivo di riportare Napoli ai vertici della pallacanestro nazionale. La squadra Dopo il mancato arrivo di Joe Bryant, papà di Kobe, Papalìa riparte da Marcelletti (nella foto), decano del basket nostrano e indimenticato coach dello scudetto di Caserta del ’91. Il roster? Ancora un cantiere. In attesa dell’arrivo di Damon Jones, in cabina di regia troviamo l’elemento di maggior tasso tecnico, Kevin Kruger. Bianco del texas, “un play vecchio stampo” come l’ha definito il suo nuovo coach. Buon tiratore da tre ed assist man, che all’occorrenza può anche fare coppia con Bonora. L’ex Avellino torna in A alle dipendenze del tecnico che lo ha visto nascere professionalmente. Era infatti il 1982 quando Marcelletti affidò le chiavi dell’allora Glaxo Verona ad un Bonora neanche vent’enne. Nello spot di ala piccola e guardia, troviamo Mario Gigena ed il greco Tsaldaris, alla sua prima esperienza lontano dai confini ellenici. Il pacchetto lunghi non è eccelso e l’arrivo di Gabini potrà sicuramente fornire un ristoro tecnico. Anche se l’ex Roma non è al meglio della condizione dopo il grave infortunio al ginocchio destro patito in aprile, sarà un’importante addizione sul medio-lungo termine. Giocatore solido, valido tecnicamente, che proprio contro gli irpini ha messo a segno la sua miglior prestazione da quando è in Italia. Quei 30 punti con 8 triple dell’undici novembre 2007 restano infatti un ricordo indelebile nella mente degli sportivi avellinesi. Nello starting five andranno però Drobnjak ed Adeleke. L’ala nativa di Kranj, dopo aver completato l’iter formativo in Slovenia vincendo campionato, coppa e supercoppa con la maglia dell’Olimpia Lubiana, ha accumulato altre esperienze europee in Polonia ed in Germania con la canotta dell’Alba Berlino. Nel destino dei tedeschi anche il pivot nigeriano, scelto proprio dall’Alba per rinforzarsi in vista delle top 16 di Eurolega, ma bocciato dopo le visite mediche, a causa di un problema al ginocchio sinistro. Dopo l’operazione sta bene ed è pronto a fare legna sotto i tabelloni. Completano le rotazioni in area pitturata il biondo Muurinen, uno dei più positivi nella disfatta di Siena, e l’ormai non più giovane Matteo Spippoli, in cerca di un minutaggio maggiore rispetto alle annate in massima serie a Rieti e Montegranaro.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here