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La delibera di oggi è una sorta di strategia finalizzata ad impedire la realizzazione dell’impianto da parte dell’Edison. Il terreno, che appartiene alla Irisbus, dovrebbe infatti essere espropriato. “È assurdo che la Edison voglia costruire su un terreno che non è suo. Un’area al momento inutilizzata – ha precisato Foglia – dove intendiamo realizzare uno scalo merci della stazione logistica e in generale nuovi insediamenti produttivi. In questa occasione – ha aggiunto – utilizzeremo la stessa procedura messa in campo per altri lotti industriali che risultano al momento non utilizzati”.
40 ettari di terreno quindi dovrebbero essere rilevati dall’ente di via Capozzi all’azienda Irisbus che entro 30 giorni dovrà fornire un proprio parere in merito al provvedimento e, eventualmente, potrà presentare ricorso in opposizione.
“Si sta dando seguito alle prese di posizione e agli impegni assunti nella riunione di lunedì scorso”, ha affermato il sindaco di Flumeri Rocco Giacobbe, soddisfatto di questo che rappresenta il primo significativo passo verso il risultato sperato. “Ognuno sta cominciando a fare la propria parte. Tra l’altro proprio stamattina Franco Di Cecilia, capogruppo provinciale del Pdl, ha garantito il proprio impegno nel portare la questione in Consiglio Provinciale, avendo incaricato gli altri capigruppo a redigere un documento da presentare alla prossima assise”.
Riflettendo bene, il perché di un ‘no’ così cocciuto e così condiviso all’ipotesi ‘centrale termoelettrica’ potrebbe essere messo in discussione dai vantaggi, in termini economici ed energetici, che la sua realizzazione comporterebbe al territorio… Ma il sindaco Giacobbe, pur essendo consapevole delle positive ricadute occupazionali che un simile colosso industriale garantirebbe all’Ufita, punta il dito su un’infinita serie di danni ambientali e non solo. “Abbiamo sempre incoraggiato l’installazione di nuove fabbriche nella zona industriale perché consapevoli della necessità di uno sviluppo esteso in Irpina”.
Ma la parola ‘sviluppo’ al giorno d’oggi deve obbligatoriamente fare il paio con ‘sostenibile’. Ricchezza economica, sì ma con i dovuti accorgimenti e le dovute precauzioni ambientali.
“L’intento di portare ricchezza e lavoro non può scavalcare diverse, ma altrettanto prioritarie, tematiche quale quella ambientale né deve andare a danneggiare settori, come quello agricolo e del turismo enogastronomico, che negli ultimi anni stanno attirando a Flumeri notevoli investimenti”.
Per spiegare le possibili ripercussioni che una centrale termoelettrica avrebbe sul territorio, il sindaco rievoca il caso di Termoli. “In Abruzzo sono venuti a galla problemi legati all’agricoltura locale. Gli specialistici hanno inoltre rilevato effetti negativi anche sul microclima, con un innalzamento della temperatura addirittura di 0,7-1 grado, che in una piccola zona appare come un vero e proprio choc ambientale. In più l’attività di una centrale causa necessariamente l’immissione nell’atmosfera di polveri sottili, senza contare cosa comporterebbe, in termini di ecosistema, lo sversamento di acque calde nel fiume Ufita: flora e fauna verrebbero distrutte per il trauma che subirebbe l’intero habitat ambientale”.
Quello di Giacobbe non è quindi un ‘no’ al progresso e allo sviluppo, ma un deciso rifiuto di vedere depauperata e svilita, nelle proprie risorse naturali e turistiche, un territorio ancora da scoprire come quello dell’Ufita.(di Oderica Lusi)