
Grottaminarda – ‘Senza se, senza ma, la centrale non si fa’: gonfaloni, sindaci, forze dell’ordine e cittadini alle 9.30 di questa mattina hanno dato inizio alla manifestazione. Un corteo – a cui forse si aspettava una maggiore partecipazione – che ha attraversato le principali strade del comune di Grottaminarda. Unico l’intento, unanime il grido: ‘Flumeri non si tocca’. Una contrarietà che non ha risparmiato davvero nessuno e che ha fatto scendere in campo l’Ufita e non solo. I sindaci Sinibaldo Di Paola, Giovanni Ianniciello, Vincenzo Sirignano, Donatella Martino, Oreste Ciasullo, Giuseppe Antonio Solimine, Franco Di Cecilia. Ed ancora, insieme a loro Gianluca Festa, Luigi Anzalone, Marcello Zecchino, Franco Lo Conte, Angelo Giusto, Erminio D’Addesa, Gennaro Imbriano, Migliore . Tutti uniti, ancora una volta, per difendere un territorio troppo spesso preso di mira da decisioni “…giunte dall’alto e fatte senza interpellare i cittadini”. Non è la prima volta, infatti, che l’Ufita si stringe intorno ad un destino che sembra essere sempre avverso. Un tormentone che da Difesa Grande, passando per la discarica di fos e sovvalli di Località Ischia, si è oggi trasformato nella centrale termoelettrica di Flumeri. “Lo scotto da pagare è troppo alto – è la constatazione dei cittadini – Per 15 posti di lavoro recuperati saranno centinaia i contadini costretti ad abbandonare le proprie terre”. Un bilancio poco favorevole per un territorio che basa la propria economia prevalentemente sul lavoro agricolo. Ma non si discute solo su questo: la cosa che meno si comprende è “…l’opportunità di questa scelta che rischia di devastare i comuni interessati dal punto di vista ambientale, economico e sanitario”. Sono in molti a manifestare, tanti a seguire un corteo composto, allegro e forse, a volerla dire tutta, poco partecipato. Sarà per un semplice caso ma strano a dirsi le istituzioni sembravano quasi superare di numero i cittadini. Nessuno scontro e agli occhi dei meno informati tutto ha dato l’impressione di essere un allegro corteo, a tratti pianificato a tratti improvvisato. Non è stato possibile, infatti, assistere alle scene che in passato hanno caratterizzato le manifestazioni organizzate ad Ariano Irpino e Savignano che, per quanto sotto alcuni punti di vista estreme, denotavano una certa decisione che oggi sembrava mancare. E molti sono gli interrogativi che si pongono e che, come consuetudine, rimarranno irrisolti. Il popolo irpino, attento e vigile, è stato costretto troppe volte a rimarcare il proprio ‘no’. No alla discarica. No al termovalorizzatore. No al fotovoltaico. No alla centrale termoelettrica. Dinieghi che come il passato insegna sovraccaricano la Valle Ufita di continue responsabilità e la costringono a posizioni a volte forti. Ma fino a che punto sarà possibile manifestare il proprio disappunto? Fino a quando saranno tollerabili posizioni di opposizioni a scelte che puntualmente vengono definite ‘soprusi’? (m.d.p.)