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L’insediamento dell’impianto di 380 megawatt per la produzione di energia elettrica, stando alle sopraggiunte istanze provenienti dal territorio, avrebbe conseguenze a dir poco devastanti, senza apportare alcun vantaggio. Nelle preoccupazioni del primo cittadino, infatti, non c’è solo l’impatto sull’ambiente e sulla salute – aspetti assolutamente fondamentali – con il degrado che potrebbe scaturire dai fumi di lavorazione, con l’innalzamento del livello delle polveri sottili e con l’influenza tutt’altro che benevola sulle generali condizioni del clima, ma anche il totale blocco dei processi di crescita e sviluppo che nel frattempo stanno interessando il territorio. Giacobbe torna sulla prima minaccia d’insediamento – quella di tre anni fa – e ricorda come nel frattempo sia cambiato tanto: “Tra iniziative già realizzate e in fieri, sarebbe irrazionale ora come ora immaginare una centrale termoelettrica in questa porzione d’Irpinia”. Il sindaco fa riferimento al progetto per la piattaforma logistica avviato in sinergia con l’Università di Venezia, un piano che coinvolge circa 30 comuni della zona, da Greci a Villanova del Battista, da Zungoli a Taurasi, da Mirabella a tutta la Baronia. Ma ci sono anche le vie di comunicazione, con il raccordo ferroviario Napoli – Bari che dovrebbe sfociare con una bretella proprio nella zona industriale di riferimento, e – per quanto riguarda la circolazione su strada – la Contursi Terme – Grottaminarda. E poi ancora, la ricchezza della falda acquifera, che ne potrebbe risultare compromessa, la presenza di pannelli solari già installati dal Consorzio di Bonifica nei pressi della Irisbus, e il generale insediamento industriale nell’area. “Tutti elementi nuovi e inconciliabili con un impianto così invasivo come una centrale termoelettrica – dice Giacobbe – che davvero ci lasciano dubbiosi su quanto avallato da Roma”. E proprio rispetto alla posizione assunta dall’amministrazione centrale, il sindaco di Flumeri parla di “superficialità e scarsa presenza sulle problematiche locali”.
“Capisco che il governo inquadri le esigenze della nazione dal punto di vista complessivo, ma è al contempo assurdo non tenere conto delle peculiarità dei luoghi. Io rappresento questo territorio ed ho l’obbligo di difenderlo da decisioni controproducenti”. Ma c’è dell’altro: l’incoerenza operativa che, a detta di Giacobbe, emergerebbe nel momento in cui il ministro Matteoli abbia detto si allo sblocco dei fondi Fas proprio per il progetto dell’alta velocità ferroviaria Napoli – Bari. “Come è possibile che, nella stessa area, si sostengano contemporaneamente due progetti chiaramente incompatibili tra loro? – si chiede – Ho davvero la sensazione che a Roma la mano destra non sappia quello che fa la mano sinistra…”. (di et)