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“C’è l’intenzione di aprirlo”: Fico sblocca il dossier Solofra dopo il rilancio del Pronto Soccorso di Avellino

Si aprono spiragli concreti per il Punto di Primo Intervento all’ospedale “Landolfi” di Solofra. A confermarlo è il presidente della Giunta Regionale campana, Roberto Fico, oggi ad Avellino per una serie di tappe istituzionali culminate nella visita al nuovo Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliera San Giuseppe Moscati. “C’è assolutamente l’intenzione di aprirlo”, ha dichiarato il governatore, ricordando che, a conclusione dei lavori di ampliamento del Pronto Soccorso avellinese, l’attenzione si sarebbe spostata sul presidio solofrano. Una questione sollecitata dalla presenza del sindaco di Solofra, Nicola Moretti, che ha colto l’occasione per consegnare al presidente una lettera formale volta ad accelerare l’iter di attivazione del reparto.

Ma la giornata è stata dedicata alla visione degli ultimi ambienti ristrutturati del Pronto Soccorso di Contrada Amoretta. Fico ha definito l’evento “una giornata importante” per il rafforzamento dell’intera rete di emergenza-urgenza regionale, ringraziando direttori, tecnici e tutto il personale sanitario che ha garantito la continuità del servizio durante i mesi di cantiere. Il governatore ha posto un forte accento sull’umanizzazione delle cure: “Una parola in più, una comunicazione in più, una visita in più e una migliore empatia favoriscono un rapporto importante con le persone che arrivano in un momento di preoccupazione”, ha spiegato, citando anche i nuovi sistemi di aggiornamento tramite SMS per informare i familiari sul percorso del paziente all’interno della struttura.

Sul piano strettamente operativo è intervenuto il direttore generale del Moscati, Germano Perito, chiarendo che l’apertura odierna riguarda l’ala principale, con la camera calda, la nuova sala d’attesa per i parenti e il nuovo triage. Perito ha evidenziato come la vera sfida per decongestionare il Pronto Soccorso non risieda nell’aumento dei posti letto, ma nel potenziamento della medicina territoriale. “Solo il 20 per cento degli accessi si risolve con il ricovero ospedaliero”, ha fatto notare il manager, spiegando che molti accessi sono inappropriati, spesso causati dall’assenza temporanea del medico di base o del pediatra, o dalla riduzione dei tetti di spesa. La risposta, quindi, deve arrivare dalle Case e dagli Ospedali di comunità, capaci di prendere in carico i pazienti cronici e lasciare all’ospedale il compito di curare esclusivamente i malati acuti.

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