Castelli di Pace: dall’Irpinia a Campo Calabro e Pentidattilo

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Un lungo filo coi colori dell’arcobaleno ha unito l’Irpinia alla Calabria. Il filo del Festival dei Castelli di Pace ha continuato a dipanarsi attraverso le amministrazioni che aderiscono alla rete di piccoli comuni. Lo scorso anno era stata l’Irpinia ad ospitare il festival; S. Angelo dei Lombardi, Frigento, Rocca San Felice, Casalbore, Lioni avevano rappresentato gli avamposti della pace e della sostenibilità.
In rappresentanza dei sindaci irpini era presente Luigi Famiglietti, primo cittadino di Frigento, che ha dichiarato: “Dopo la felice esperienza dell’anno scorso con Castelli di Pace in Irpinia quando avevamo messo al centro dell’attenzione il tema emigrazione ed immigrazione quest’anno con l’ingresso nella rete dei piccoli comuni calabresi si è discusso di legalità, del rapporto eco-mafia ed ovviamente del ciclo dei rifiuti in Campania”.
Frigento è stato il primo comune irpino ad abbracciare, due anni fa, i propositi del network di amministrazioni e, attraverso i suoi rappresentanti ha preso parte già a varie manifestazioni in più parte dello stivale.
L’11 e il 12 luglio lo stretto di Messina si è colorato di pace. Pace e legalità, pace e energia, questi i temi al centro dell’edizione 2008, ma anche musica, mostre, degustazioni, buone pratiche e governo sostenibile del territorio per decidere il futuro dello Stretto di Messina, dire no al ponte e alla centrale a carbone di Saline.
I piccoli comuni di Castelli di Pace hanno firmato una Carta d’Azioni con cui si impegnano a realizzare progetti concreti di risparmio energetico, fonti rinnovabili, cooperazione internazionale e economia alternativa, unendosi così alle oltre 70 amministrazioni di tutta Italia che, con il protocollo di Kyoto, si sono congiunte per promuovere pratiche di sostenibilità nei loro territori.
“La rete di piccoli comuni, che ora supera, le cento amministrazioni, riuniti per il festival di Castelli di Pace – spiega Alessandra Bonfanti, del Direttivo Nazionale di Legambiente – è un modo nuovo per affrontare i temi della pace in stretto rapporto con la dimensione locale e partendo dalla sensibilità del territorio. Legambiente crede molto in questo network di amministratori impegnati su questi temi con proposte e politiche concrete per il loro territorio, che si vogliono incontrare, scambiare esperienze, studiare ed intervenire contemporaneamente su diversi fronti interconnessi fra loro: quello della pace, quello delle risorse e dell’energia e quello della globalizzazione e dello sviluppo locale”.
Castelli di Pace ha messo in mostra le buone pratiche dei piccoli comuni insieme a spettacoli, concerti e dibattiti culturali su identità popolari, risorse energetiche, cambiamenti climatici e conflitti internazionali.
“Per il quarto anno consecutivo Legambiente con Castelli di Pace trasforma le antiche fortificazioni in laboratori di pace dove si discute del mondo, dei suoi cambiamenti e della possibilità di renderlo migliore – ha commentato Maurizio Gabbiotti, coordinatore della segreteria nazionale di Legambiente – I piccoli borghi d’Italia sono una fonte inestimabile di ricchezza per il Paese perché dimostrano sempre più spesso di essere luoghi di grande coesione sociale, aperti alla cooperazione, protesi verso la costruzione della pace e al tempo stesso capaci d’innovazioni tecnologiche e investimenti lungimiranti, come nel caso delle scelte energetiche. Per questo Legambiente ha voluto metterli in rete perchè possano conoscersi, confrontarsi e scambiare le esperienze ma anche impegnarsi in azioni concrete”.
La due giorni di festa ha avuto inizio venerdì 11 luglio in provincia di Reggio Calabria con la costituzione della rete degli Amministrazioni, per poi spostarsi al Fortino di Campo Calabro per una serata dedicata alla difesa dello Stretto di Messina e ai temi della legalità, conclusa con un concerto per la pace.
Sabato 12 luglio è stata la volta di Pentadattilo, dove la festa è stata all’insegna del tema “Pace e Energia” contro la realizzazione di una centrale di 1200 mw a carbone a Saline sulle reliquie della ex-Liquichimica. Il carbone con il suo elevato contenuto di carbonio contribuisce in modo determinante all’aumento dell’effetto serra e ai mutamenti climatici. (di Italia Manzione)

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