ROMA- Come era prevedibile, uno dei contributi fondamentali che Antonio Passariello e Pellegrino D’Avino avrebbero potuto fornire nella vicenda dell’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci era quello legato al fornitore dell’esplosivo e alla potenzialità di quella che loro stessi avrebbero definito una bomba che doveva essere “messinscena”. E a quanto pare, anzi ora e’ più che una deduzione, proprio su questo aspetto, come messo in risalto nell’ordinanza di rigetto della richiesta di misura attenuata nei loro confronti (quella presentata dagli avvocati Antonio Falconieri e Generoso Pagliarulo dopo l’interrogatorio “fiume” per i due di lunedi’) avrebbero mostrato delle reticenze. L’attesa più importante era quella legata al parere (obbligatorio ma non vincolante) della Procura Antimafia di Roma. Del resto a raccogliere per circa nove ore le loro dichiarazioni e’ stato il pm antimafia Edoardo De Santis, il magistrato che coordina le indagini dei Carabinieri di Roma. Ed il parere e’ stato negativo.
CHI HA FORNITO L’ESPLOSIVO?
La prima questione, quella su cui sarebbe stata maggiormente concentrata l’attenzione degli inquirenti, anche per il contributo che D’Avino e Passariello avrebbero potuto fornire, riguarda l’esplosivo utilizzato per il raid. La Procura ha sempre ipotizzato, anche sulla base delle intercettazioni, che la gelatina da cava utilizzata e piazzata davanti all’abitazione di Sigfrido Ranucci fosse stata reperita dai cosiddetti “bombaroli”. Circostanza che, invece, non sarebbe stata confermata nel corso dell’interrogatorio. La bomba sarebbe stata consegnata da Clesio Gomez Tavares. Il primo dei fatti che non convince la Procura di Roma. Come non convince neanche la versione sulla effettiva potenzialità dell’esplosivo utilizzato. Gli indagati avrebbero escluso di conoscerne la potenzialità. Altra circostanza per cui si fa riferimento a “reticenze”. Passariello e D’Avino vogliono coprire qualcuno? In particolare chi gli ha fornito la gelatina da cava? Le valutazioni degli inquirenti non sono note ma gli atti parlano chiaro. I due indagati non hanno convinto il pm antimafia De Santis. Quindi le loro versioni non sono state ritenute elemento per attenuare la misura cautelare.
COSA SUCCEDE ADESSO?
L’ ordinanza di rigetto da parte del Gip del Tribunale di Roma può essere appellata dai difensori dei due dei quattro indagati per aver piazzato la bomba a Torvajanica. Un appello al Tribunale del Riesame che potrebbe essere discusso in autunno. In attesa di quelle che saranno le decisini della Procura di Roma. Molto probabile che si proceda con il giudizio immediato nei confronti degli indagati. Aerre
Caso Ranucci, sulla bomba Passariello e D’Avino non hanno convinto Procura e Gip
