Caso Manzo, l’avvocato Gentile: assenza del corpo non può fermare la ricerca della verità

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AVELLINO- Una scena del crimine che manca, un corpo che non e’ mai stato ritrovato, una verità che potrebbe essere ricostruita dal processo per omicidio, qualora il 23 ottobre il Gup del Tribunale di Avellino Giulio Argenio decidesse di rinviare a giudizio gli indagati per omicidio
aggravato da un motivo abietto e soppressione di cadavere di Domenico Manzo,.per tutti Mimi’, scomparso a Prata Principato Ultra la sera dell’otto gennaio 2021. Come e’ noto la Procura di Avellino ha accolto la ricostruzione e l’ordinanza di remissione degli atti al pm da parte del Gip Antonio Sicuranza. Davanti a lui, a porre l’eccezione che ha cambiato la prospettiva del processo, l’avvocato Nicodemo Gentile, presidente di “Penelope”, che da anni segue una delle sorelle di Mimi’ Manzo e che sarà una delle parti civili dell’eventuale processo. La verità è quella che inseguono i familiari ormai da cinque anni e mezzo. Il caso di Mimi’ , la circostanza che lo accomuna in particolare legata al fatto che il corpo non sia stato ritrovato, e’ molto simile proprio ad un altro caso che Nicodemo Gentile ha seguito come parte civile: la scomparsa di Roberta Ragusa, ovviamente con tutti i distinguo che possono esserci ed in particolare con un processo che e’ ancora tutto da capire se e quando partirà.
Avvocato Gentile, la svolta giudiziaria nel processo per la scomparsa Manzo e’ arrivata grazie ad una sua eccezione: il 23 ottobre si decide se ci sara’ un processo per omicidio o meno, la domanda però resta sempre la stessa: senza il corpo della vittima sarà più difficile provare eventualmente il delitto?
«L’assenza del corpo rende più difficile e complessa la ricostruzione dei fatti poiché priva gli investigatori e il giudice di risposte che soltanto il ritrovamento di Mimì potrebbe dare. Ma non può diventare una ragione per fermarsi. Altrimenti, chi riesce a far sparire una persona avrebbe anche il potere di impedire che si accerti la verità. È questo il senso dell’eccezione che ho sollevato: chiedere che tutti gli elementi raccolti siano valutati alla luce dell’ipotesi di omicidio, senza considerare l’assenza del corpo una risposta già scritta. Il 23 ottobre si deciderà se questa accusa debba essere valutata in un processo. Lì serviranno elementi probatori rigorosi, capaci di reggere al confronto con la difesa. Per la famiglia, intanto, la domanda resta anche profondamente umana: che cosa è successo a Mimì, e dov’è? Sempre convinti, che Mimì non aveva nessun motivo per far perdere volontariamente le sue tracce, amava la sua famiglia ed era un uomo responsabile »
Visto che avete seguito come parte civile il processo per la scomparsa e la morte di Roberta Ragusa, rispetto a quel caso ci sono delle affinità?
«L’affinità più dolorosa è che né Roberta Ragusa né Mimì Manzo sono stati ritrovati. In entrambi i casi manca una scena criminis chiaramente individuata: non c’è un luogo del delitto da cui partire per ricostruire con certezza ciò che è accaduto. Mancano, inoltre, segnalazioni serie e attendibili della loro presenza in vita dopo la scomparsa. E, allo stato, non emergono ricostruzioni alternative solide e plausibili capaci di spiegare la loro sparizione.Nel caso di Roberta, l’assenza del corpo e di una scena del crimine non ha impedito di arrivare a una verità processuale, attraverso la valutazione rigorosa e complessiva degli indizi. Questo non significa che il caso Manzo avrà lo stesso esito: ogni elemento dovrà essere verificato e ogni ipotesi sottoposta al confronto processuale. Ma significa che non si può chiedere a una famiglia di considerare la scomparsa una spiegazione di sé stessa. L’assenza di Mimì è il fatto da spiegare. Ed è per questo che continuiamo a cercare, insieme, la verità e Mimì». Aerre