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Rimettere i “lucchetti” per la seconda volta ad una struttura come la Malzoni, considerata Polo d’eccellenza a livello non solo regionale ma anche nazionale, ci porta a fare alcune considerazioni:
1)- Come mai solo adesso ci si accorge che la Malzoni non sia in possesso dei requisiti minimi strutturali necessari per esercitare l’attività sanitaria?
2)- Come mai una determina di un Dirigente Comunale può avere più efficacia di una sentenza del Tar o di un Consiglio Comunale?
3)- E’ alquanto ridicolo assistere allo squallido valzer di responsabilità tra Sindaco e Dirigenti Comunali.
Non può un Primo Cittadino non sapere quello che succede in casa propria, se per casa propria si intende quello che accade dentro al Comune di Avellino, che sta a deliberare, a sua insaputa, la sospensione delle attività di una delle più prestigiose strutture private della Campania. Rispetto a tale decisione la scrivente O.S., di concerto con CGIL, CISL e UGL, ha già proclamato lo stato di agitazione del personale, e nel contempo chiesto un incontro con il Prefetto di Avellino, affinché, in tempi brevi, si possa revocare la determina dirigenziale comunale.
“Se da queste iniziative non dovessero emergere aspetti importanti per la continuazione delle attività sanitarie in seno alla Malzoni, questa O.S. si renderà promotrice di iniziative dal forte contenuto, non esclusa quella di promuovere anche uno sciopero della fame, che vedrà interessato il personale tutto, nonché le organizzazioni sindacali che intenderanno aderirvi – concludono i due segretari”.