Caso “Castagno”, la Corte di Appello riapre il processo

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CALABRITTO -E’ stato condannato a cinque anni e un mese di reclusione con un’accusa molto pesante: violenza sessuale nei confronti di una 23enne di origine ucraina che lavorava presso il suo esercizio commerciale. Ma lo scorso 11 novembre 2010, per Donato Castagno, 46enne di Calabritto, si è aperto un nuovo spiraglio con l’apertura di un nuovo fascicolo per la revisione del processo. La prima udienza si è svolta il 6 dicembre 2011 ed è stata aggiornata al 3 aprile 2012. La Cassazione ha infatti ribaltato l’ordinanza della Corte di Appello di Roma che aveva dichiarato inammissibile la richiesta di revisione della sentenza firmata il 2 febbraio 2005 dalla Corte di Appello di Napoli, divenuta irrevocabile. Il ricorso contro l’ordinanza, presentato dal difensore di Castagno, l’avvocato Massimo Torre, e accolto dalla Suprema Corte, si basa su alcune nuove prove, assunte in sede di indagini della difesa, volte a dimostrare l’innocenza del 46enne di Calabritto. I fatti risalgono al 30 dicembre 1999, data della presunta violenza, denunciata però, solo cinque mesi più tardi dalla ragazza, nel maggio 2000. Il processo era proseguito sino al 2005, con la condanna dell’uomo presso la Corte di Appello di Napoli, confermata nel novembre 2008 in Cassazione. Castagno è stato recluso per due anni e dieci mesi e da ottobre 2011 ha lasciato il penitenziario di Vallo della Lucania per scontare il resto della pena effettuando lavori socialmente utili. Intanto il nuovo difensore al quale si è rivolto durante il periodo trascorso in carcere, Massimo Torre, ha prodotto la nuova documentazione riuscendo ad ottenere la sperata revisione del processo e, così la riapertura del caso. Nel corso della prossima udienza, il 3 aprile 2012 si aggiungerà anche un documento ritenuto determinante dalla Cassazione, ai fini della «novità» in sede di prove difensive. Si tratta della «documentazione relativa al fatto che Castagno – recita il dispositivo – proprio la mattina del 30/12/2009, in cui si sarebbe verificato uno degli episodi della violenza sessuale, alle 8:45 circa, mentre era in compagnia della persona offesa (ndr la ragazza ucraina) e di altra persona, era stato fermato dalla Polizia di Avellino per un controllo». Successivamente, sostiene la difesa di Castagno, i tre, tra le 9 e le 13.30, sono rimasti ad Avellino, presso la Questura e l’Ufficio del Lavoro, per adempiere a delle pratiche burocratiche a favore della 23enne. La difesa di Castagno, dunque, punterà a sollevare le contraddizioni che sarebbero emerse nei resoconti della giovane per determinare la «non colpevolezza» dell’uomo.

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