Irpinianews.it

Caso acqua a Solofra, spaccatura nel Codeso: summit col Prefetto

Solofra – Tiene banco a Solofra l’emergenza legata alla presenza del TCE nell’acqua che nei giorni scorsi ha portato alla chiusura di circa 20 pozzi in uso alle fabbriche del distretto della concia. Stamane si è riunito il tavolo di confronto tra l’amministrazione comunale, le parti sociali e gli imprenditori in vista del summit che si terrà domattina a Palazzo Ducale col Prefetto di Avellino. La scorsa settimana, infatti, i conciatori – in una conferenza stampa convocata a Confindustria – avevano auspicato l’intervento del referente governativo per la creazione di una unica cabina di regia che potesse guidare Enti e associazioni al superamento dell’emergenza che sta provocando non pochi danni a tutto il comparto. In quella sede – così come anche ribadito in una recente e dura nota del Codeso (Consorzio Solofra Depurazione) – a finire nel mirino degli industriali fu l’ordinanza di chiusura dei pozzi voluta dal sindaco Michele Vignola.

Oggi però si registra oggi la nota a firma di due associati del Codeso, Michele De Maio (già nel direttivo dell’Unic) e Gaetano De Maio, i quali prendono le distanze da quanto enunciato sabato dal consorzio: “Pur riconoscendo al Codeso ed ai suoi attuali dirigenti un notevole impegno, non solo quantitativo ma anche di qualità, nell’interesse degli associati e dell’intera comunità, in quanto diretto ad affrontare con valide argomentazioni tecniche-giuridiche l’attuale emergenza di contaminazione della falda, non possiamo non rilevare nell’ultima nota inviata alla stampa alcuni elementi polemici e personali che sembrano mal conciliarsi con gli scopi del consorzio e che potrebbero indebolirne l’immagine, compromettendone al tempo stesso le giuste iniziative intraprese. A tal proposito è bene sottolineare che chiunque parli a nome del Codeso, senza condividere le argomentazioni con l’intera base associativa, non fa altro che esprimere la propria posizione personale”.

La nota dei due conciatori prosegue: “E’ di tutta evidenza che l’attuale situazione di contaminazione storica della falda non sia riconducibile all’attività conciaria degli ultimi anni, e tanto meno a tutte quelle aziende che con grandi sacrifici stanno affrontando la difficile situazione economica. Allo stesso modo, è altrettanto innegabile che i conciatori sono vittime e parte lesa dell’attuale situazione, essendo messa a rischio l’emungimento dai propri pozzi e conseguentemente il loro stesso diritto di continuare ad esistere e produrre. In questo difficile contesto, in cui è semplice dall’esterno additarci ingiustamente come i responsabili dell’accaduto, anziché comprendere che siamo parte lesa, riteniamo opportuno che il consorzio mantenga un giusto profilo propositivo per la risoluzione del problema, ricercando anche un’auspicabile collaborazione con tutte le istituzioni, in modo da non isolarsi e rafforzare le proprie posizioni. E’ necessario pertanto evitare qualsiasi attività distorta, finalizzata a promuovere interessi singoli, diversi da quelli della collettività dei conciatori e dell’intera comunità, convinti come diamo, che è interesse di tutti, evitando ogni ingerenza esterna, mantenere in sede locale la gestione di quelle risorse idriche che tanto hanno contribuito allo sviluppo del nostro polo industriale”.

Exit mobile version