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Caso acqua a Solofra, il grido d’allarme dei conciatori alla Regione

Solofra – Sulle aziende del Distretto conciario di Solofra sta per abbattersi una nuova tegola: è quella degli aumenti delle tariffe che i conciatori sostengono per la depurazione delle acque reflue. In una nota, gli imprenditori aderenti al Codeso, associazione tra le più rappresentative della categoria alla quale aderiscono più di 50 aziende del polo solofrano, hanno scritto alla Regione Campania, al Comune di Solofra e alla Cogei Srl, società che gestisce temporaneamente il complesso depurativo Alto Sarno (impianti di depurazione di Solofra e di Mercato San Severino), chiedendo la convocazione di un tavolo con le parti contrattuali per la modifica del Regolamento Tariffario per gli scarichi industriali e assimilati ai domestici attualmente in vigore.

Il fatto si inquadra nella più ampia vicenda della grave crisi idrica che si sta registrando nel solofrano-montorese a seguito dei ben noti fatti del presunto inquinamento da Tce della falda acquifera sottostante i due Comuni, esploso a gennaio con il conseguente ‘blocco’ dei pozzi. Entro fine mese Cogei comunicherà le nuove tariffe per il 2015 che, viste le circostanze (saltato il possibile accordo con Alto Calore Servizi, anche l’impianto di depurazione di Solofra è costretto alla ricerca di nuove ed alternative fonti di approvvigionamento idrico, ndr), saranno riproposte in aumento rispetto a quelle degli anni precedenti.

Sempre in materia di approvvigionamento idrico, i conciatori temono per il futuro del Distretto stesso anche perché sinora tutte le azioni poste in essere dagli Enti preposti (come ad esempio il Piano Mise da oltre 30 milioni di euro inoltrato alla Regione) sono risultate vane. Parte dei rappresentanti dei conciatori, inoltre, ha chiesto a Palazzo Orsini di interloquire con la stessa Regione per agire nell’ambito dei fondi europei 2007/13 (“accelerazione di spesa”), spostando la priorità (originariamente prevista per la realizzazione di un parcheggio interrato) sulla questione delle reti e dell’acquedottistica civile ed industriale.

“Molte concerie hanno sospeso l’emungimento dell’acqua dai propri pozzi aziendali – scrivono i conciatori facendo riferimento alle clausole sanzionatorie in caso di inadempimento previste nell’attuale regolamento – con conseguente approvvigionamento idrico da fonti esterne che ha comportato nuovi e cospicui costi per le imprese. E’ del tutto evidente che tali clausole contrattuali, assolutamente vessatorie per i conciatori, mal si conciliano con la mutata realtà fattuale del distretto nella quale le aziende hanno bisogno di essere agevolate per la prosecuzione dell’attività e non possono più subire la chiusura dello scarico industriale per non aver pagato una penale”.

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