Manifestazione di protesta questa mattina davanti alla casa circondariale di Bellizzi Irpino, ad Avellino, dove le principali sigle sindacali della Polizia Penitenziaria hanno organizzato un sit-in per denunciare le criticità che, a loro dire, interessano da tempo l’istituto penitenziario. Al centro della mobilitazione la richiesta di un cambio alla guida del carcere. I rappresentanti sindacali chiedono infatti l’avvicendamento dell’attuale direttrice facente funzione, Maria Rosaria Casaburo, con la nomina di un direttore titolare.
Secondo i sindacati, le problematiche sono numerose e si trascinano da tempo senza trovare soluzione. Tra queste il sovraffollamento dell’istituto, che ospita circa 670 detenuti a fronte di una capienza di 500 posti, la carenza di agenti di Polizia Penitenziaria, l’assenza di un protocollo d’intesa locale e un’organizzazione interna definita «farraginosa», elementi che, secondo le organizzazioni presenti, inciderebbero negativamente sia sull’attività lavorativa sia sulla sicurezza.
Alla manifestazione hanno preso parte, tra gli altri, la segretaria generale della Fns Cisl Campania, Lorenza Sorrentino, la vice segretaria regionale del Sappe, Marianna Argenio, il consigliere nazionale Osapp, Emilio Fattorello, e il vice segretario regionale Uspp Campania, Maurizio De Fazio.
«L’istituto continua a versare in condizioni lavorative pessime, oserei dire quasi disumane – ha dichiarato Lorenza Sorrentino –. I carichi di lavoro sono estenuanti e le relazioni sindacali sono inesistenti».
Sulla stessa linea Marianna Argenio, che ha evidenziato il venir meno del rapporto di fiducia tra personale e direzione. «Non siamo qui per puntare il dito contro qualcuno – ha affermato – ma per difendere il personale di Polizia Penitenziaria che merita rispetto. Per questo chiediamo l’avvicendamento dell’attuale direttore facente funzione e la nomina di un direttore titolare».
Nel corso della protesta è intervenuto anche Emilio Fattorello, che ha ricordato alcuni degli episodi più gravi avvenuti negli ultimi anni all’interno del carcere. «In un paio d’anni gli eventi critici sono stati migliaia, comprese numerose aggressioni, l’evasione del luglio 2025 e l’omicidio di Piccolo. Ci sono state aggressioni precedenti a quella di Piccolo che dimostrano la vendetta di alcuni detenuti nei confronti proprio dello stesso detenuto Piccolo».
