Carcere Bellizzi, il bilancio del sen. Tecce tra elogi e condanne

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Avellino – “Con l’indulto il numero dei detenuti di Bellizzi è sceso del 50 per cento. Solo un beneficiario dell’indulto è rientrato in carcere, rispetto la media nazionale del 10 per cento. La struttura resta fatiscente anche se, grazie alla diminuzione del numero di detenuti post indulto, sono stati effettuati lavori di ristrutturazione della sezione transito. Risulta opinabile la decisione del precedente Governo di costruire un nuovo padiglione detentivo piuttosto che destinare i fondi al ripristino di condizioni minime di vivibilità dell’istituto”: sono le conclusioni tratte dal senatore del Prc Raffaele Tecce all’indomani della visita al carcere di Bellizzi. “Drammatici i dati sanitari – continua l’esponente di Rifondazione -: circa il 70 per cento dei ristretti fa uso di psicofarmaci, il 60 per cento è tossicodipendente, il 40 per cento ha l’epatite; ancora, l’Asl di competenza non fornisce farmaci violando, di tal guisa, la normativa vigente. Il magistrato di sorveglianza, organo essenziale per il rispetto dei diritti dei detenuti e per il loro graduale reinserimento sociale, entra in istituto una volta ogni sei mesi mentre la legge prescrive almeno una visita al mese. Anche per questa ragione non è positivo il giudizio sulle attività trattamentali: non ci sono detenuti semiliberi, soltanto 5 detenuti lavorano all’esterno dell’istituto; 95 i lavoranti, a turnazione e per sole 3 ore la giorno, all’interno della struttura; al momento non si svolgono corsi di formazione professionale. Sono 2 i bambini presenti. Persiste il dramma della loro permanenza in istituto per l’intero arco della durata della pena della madre, al contrario di quanto avviene in altri istituti carcerari italiani”. Secca la condanna del senatore Tecce che pone agli Enti competenti alcuni interrogativi: “Dove sono gli enti locali? È possibile che non si riesce a creare una convenzione con un asilo nido comunale per permettere ai due bambini attualmente ristretti di frequentare la scuola pubblica? È possibile che questi bambini escono al massimo 2 volte all’anno dal carcere?”.

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