Atripalda – C’è un Comune inadempiente nell’elenco delle comunità che, nei giorni scorsi, hanno deciso di affrontare congiuntamente la situazione di emergenza ambientale che investe la Valle del Sabato e di suggellare tale impegno nella forma più solenne, attraverso l’approvazione contestuale, da parte dei Consigli comunali interessati, di un documento unitario che ricomprende tutte le situazioni ecologicamente critiche relative all’area in questione: dal degrado del fiume Sabato, appunto, ai rischi derivanti dall’ insediamento di nuovi stabilimenti industriali, dall’inquinamento, in tutte le sue configurazioni, alleripercussioni del sempre attuale caso IRM, fino alla sciagurata ipotesi della realizzazione di un termovalorizzatore. Il Comune assente è, come forse si sarà compreso, quello di Atripalda, che finora non ha approvato il documento né appare destinato a farlo nei prossimi giorni, visto che l’argomento non è stato nemmeno inserito all’o.d.g. del Consiglio comunale odierno. Lo sottolinea Luigi Caputo del comitato regionale del Prc Campania in una nota attraverso la quale, oltre ad evidenziare il fatto, aggiunge alcune considerazioni riguardanti l’atteggiamento assunto da quel Comune. “Non è dato conoscere i motivi di questo clamoroso dietro-front, ma in merito si possono avanzare alcune congetture: forse sulle materie affrontate dal documento non esiste omogeneità di vedute all’interno della maggioranza; forse si tratta di una banale dimenticanza che denota però una scarsa sensibilità dell’Amministrazione in campo ambientale. Oppure ancora, si può ipotizzare, alcuni degli attuali amministratori si sarebbero trovati in imbarazzo nel sostenere singoli punti del testo, come quello, molto critico e dagli accenti giustamente preoccupati, riguardante il CdR visto che gli stessi personaggi furono a suo tempo tra i più convinti fautori della realizzazione dell’impianto, al cospetto delle voci contrarie che, da più parti, ne evidenziavano la pericolosità. Qualunque sia l’origine di questo atteggiamento di inerzia, emerge la particolare vulnerabilità dell’A.C. di Atripalda, in continuità peraltro con le compagini che l’hanno preceduta, rispetto alle problematiche ambientali. Da questo punto di vista, il recente sequestro dell’area di stoccaggio di via Tufarole è solo l’ultimo e più eclatante esempio di un quadro fortemente deteriorato. Forse si è pensato di risolvere i problemi ambientali rimuovendoli, ovvero rifiutando di conoscerne natura e portata. Non è un caso che ad Atripalda da anni ormai non si eseguano rilevamenti sull’inquinamento atmosferico e che manchi un quadro conoscitivo di natura complessiva sullo stato dell’ambiente, visto che la prima relazione sull’argomento, risalente a circa cinque anni fa ed elaborata nell’ambito di “Agenda 21” (altra “araba fenice”), è stata finora …….anche l’ultima. E’ evidente che senza una cognizione adeguata del proprio contesto è difficile fornire un contributo all’altezza delle problematiche di un più vasto agglomerato umano ed amministrativo, in quanto tali più articolate e complesse”.
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