Capriglia Irpina – La piccola compagnia teatrale di Capriglia Irpina porta in scena lo spettacolo in tre atti ‘Il medico dei pazzi’ di Edoardo Scarpetta. Lo spettacolo, allestito in piazza San Felice, sarà rappresentato mercoledì 17 maggio a partire dalle ore 20.30. l’opera è datata 1908 e rappresenta il canto del cigno di un autore/attore che l’anno successivo lascerà le scene. La vicenda si snoda in tre atti e riconosciamo ancora palese la peculiare formula teatrale di Scarpetta dove agiscono certi meccanismi che mettono in moto un determinismo di impulsi che alimentano, danno vita, fanno crescere la materia del narrato o se si vuole, la vicenda, perchè quel che accade può comunque definirsi vicenda, nel senso che della vicenda possiede il carattere della temporalità e la connessione degli avvenimenti. Nel primo atto la vicenda viene impostata su basi ampie e altrettanto ampiamente si sviluppa occupando spazi che via via si arricchiscono di elementi che convergono nell’intento tematico lievitandolo. Nel secondo atto il tema viene affrontato e approfondito con una varietà di trovate che conferiscono alla materia vivacità ed attrazione che reggono senza alcuna soluzione di continuità. Il terzo atto è risolutore, non però miracolosamente, ma solo in modo accomodante. Questa volta prevalgono la umana rassegnazione e la rinuncia. Divertente, e a tratti riflessiva, la trama. Ciccillo, nipote dissennato, vive da anni a Napoli alle spalle dello zio Felice Sciosciammocca che sta a Roccasecca. Per spillargli sempre più soldi gli fa credere di essere studente di medicina e con questa scusa lo zio foraggia, suo malgrado, ogni suo vizio. Ma all’improvviso, inaspettatamente, lo zio arriva a Napoli con moglie e figlia. Ciccillo, non sapendo che pesci prendere, inventa che la pensione in cui vive a sbafo è in realtà un manicomio ed i suoi ospiti sono in realtà dei pazzi che credono di essere la proprietaria della pensione, un maggiore a riposo, un musicista ecc. L’unico sano, lo zio Felice Sciosciammocca appunto, rischia di esser preso per pazzo. Il tutto viene scoperto ed il finale è “a tarallucci e vino” come nella migliore tradizione dell’autore partenopeo. Ad una prima lettura si potrebbe credere che questa volta Scarpetta abbia voluto dare un contenuto al suo testo argomentando che la pazzia è solo questione di angolo di visuale, di condizioni. Non è così ! In realtà questo teatro, come sempre, punta solo a far ridere, a blandire lo spettatore che alla fine, purtroppo, dovrà uscir fuori, tornare a casa, confrontarsi con la sua realtà. Ma in questo momento, seduto nella poltrona del teatro, la sua realtà è un’altra, è quella consolatoria e bonacciona di una conclusione che lascia tutti contenti e per questo, almeno oggi, è come quelle cucine internazionali che debbono piacere a tutti e finiscono immancabilmente per non accontentare nessuno.
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