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Capriglia – Don Antonio scrive ai parrocchiani e… ai Re magi

Capriglia – Don Antonio De Feo parroco della comunità di Capriglia Irpina e docente di dottrina sociale della Chiesa presso l’istituto superiore di Scienze Religiose di Avellino, ogni anno invia una lettera di auguri, su vari temi, ai parrocchiani. Quest’anno ha deciso di inviarla a tutta la comunità provinciale nella speranza che non cada nella calugine dell’oblio.

“Cittadini illegali, in cerca del Natale… nel viaggio della speranza”

“Cari Re magi,
quest’anno ho deciso di scrivere a voi la lettera del Natale.
Spero tanto che almeno voi, dopo averla ricevuta e letta, ne facciate buon uso.
Scrivo a voi perché il Natale ha provocato nella vostra vita la mobilità, vi ha scosso talmente tanto, che avete abbandonato tutte le vostre certezze, i vostri regni, per mettervi in cammino, alla ricerca di chissà chi, guidati da una sola stella.
Ben poca cosa, per chi cerca certezze, sicurezze e verità!
Eppure voi l’avete fatto e vorrei capirne il senso, le motivazioni e il coraggio.
Tutte le stelle che passano nella nostra vita, non sono capaci di smuoverci, non hanno la forza di farci alzare lo sguardo, non suscitano il coraggio della meraviglia, non provocano l’inizio di un viaggio. Tuttavia ce ne sono di stelle luccicanti, abbaglianti. Stelle che non illuminano, non riempiono, non stupiscono, non trasferiscono.
Si, perché abbiamo bisogno di dislocare la nostra vita dalla routine alla quotidianità; dall’abitudine alla ferialità.
A noi manca lo passione del pellegrino, la voglia di intraprendere un cammino.
L’impero che ci siamo costruiti dà troppe apparenti e appariscenti sicurezze per essere dismesso.
Ma il Natale è la festa dell’emigrazione.
Il Natale è la festa che ci colloca nella storia come stranieri, senza permesso di soggiorno.
Il Natale dovrebbe farci sentire l’imbarazzo delle cose che possediamo, dovrebbe inquietarci per metterci alla ricerca di quella terra che Dio ci ha promesso.
Il Natale è la festa in cui scopriamo di essere cittadini del mondo e non degli Stati. E per essere residenti della storia non ci sono passaporti, identificazioni e dispositivi di sicurezza, né confini, nè frontiere. C’è solo il diritto ad essere cittadino irregolare in cerca della prossimità.
E a voi, che lasciata ogni cosa, in fretta avete intrapreso un cammino inseguendo una stella, dico auguri.
Insegnateci a diventare clandestini, perché il bisogno, il desiderio di cercare altrove la felicità sono la vera anima del vostro percorso.
E anche noi vogliamo intraprendere il viaggio della speranza.
Tanti auguri, cari Re Magi, nella fiducia che il vostro tragitto lungo duemila anni possa diventare per noi tutti motivo di festa.
E chi invece, anche quest’anno se ne starà immobile, seduto sulla ovvietà comoda della sua coscienza assopita, possa ricevere lo sfratto esecutivo, possa sperimentare il dramma del pericolo che mette in fuga, la tragedia della fame di senso, la sciagura del viaggio di fortuna.
Allora si, che sarà veramente Natale!!!”

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