
Irpinia terra di latitanti. Sembra proprio questo, tra gli altri, il significato della cattura di Vincenzo Schiavone “cassiere” del potente clan camorristico dei Casalesi arrestato la notte di Pasqua. La provincia di Avellino, dunque, è meta ambita per chi vuole sfuggire alla longa manus della Legge, preferita pure alla caotica e omertosa realtà partenopea. “O Copertone”, infatti, era ricoverato al “Don Gnocchi” di Sant’Angelo dei Lombardi da almeno sei giorni, incurante del suo status di latitante e convinto che nessuno gli avrebbe chiesto di esibire i documenti. A sottolineare questo particolare aspetto è stato il Procuratore aggiunto della DDA di Napoli Rosario Cantelmo il quale ha definito “strana” la presenza di un elemento di spicco della criminalità organizzata italiana in una clinica così in vista. “L’Irpinia – ha spiegato Cantelmo in un’intervista rilasciata all’agenzia Agi – viene considerata una zona tranquilla, ma anche qui il controllo da parte delle forze dell’ordine è presente ed è esercitato da persone che conoscono il territorio”. E non è certo questo il primo caso di arresti eccellenti di pericolosi latitanti avvenuto in terra irpina. Qualche anno fa, infatti, nel 2009, i fratelli Nicola e Pasquale Russo, capi dell’omonimo Clan, furono catturati dalle forze dell’ordine a Monteforte, dopo ben 16 anni di ricerche.