Il Gruppo Territoriale del Movimento 5 Stelle di Avellino esprime preoccupazione e sconcerto per le recenti notizie di stampa relative al nuovo regolamento per la fruizione del Campo Coni emanato dal Comune di Avellino.
Si contesta in particolare l’obbligo del versamento di 50 euro annuali al Comune di Avellino da parte dei cittadini di età superiore ai 18 ed inferiore ai 70 anni ai fini del rilascio del tesserino di autorizzazione per l’accesso.
Questa città si caratterizza per l’assenza di palestre e piscine a gestione comunale, o comunque a gestione pubblica o sociale e, per tale stesso motivo, per il proliferare di strutture sportive e dedicate all’attività fisica di proprietà e gestione privata, con rette mensili piuttosto onerose per i fruitori. Considerata la chiusura, speriamo temporanea, del Parco Manganelli, il campo Coni rappresenta l’unica possibilità di praticare gratuitamente una attività sportiva per un gran numero di giovani, e di cittadini in genere.
Attraverso tale iniziativa del Commissario Prefettizio si renderà sempre meno agevole lo svolgimento dell’attività sportiva e ludica proprio a quei giovani dei ceti popolari cittadini per i quali rappresenta strumento fondamentale di crescita sana dal punto di vista fisico, mentale e morale e nel contrasto ai processi di isolamento, emarginazione e devianza. Si pensi soprattutto a giovani lavoratori precari, disoccupati, studenti di famiglie non agiate ed ai tanti cittadini e cittadine che riescono a malapena a soddisfare le esigenze primarie.
Appare inoltre ingiustificato e discriminatorio il divieto di introdurre anche nel selciato esterno carrozzine, passeggini e biciclette per bambini; nei decenni di utilizzo dell’impianto secondo queste modalità non si è mai verificato un incidente per tali motivi.
In sintesi, con coerenza ed in continuità con la sua battaglia vittoriosa del 2018 per l’utilizzo gratuito della struttura, il Gruppo Territoriale 5 Stelle di Avellino chiede il ritiro del nuovo regolamento per la fruizione del Campo Coni in quanto penalizzante e discriminatorio nei confronti dei ceti sociali più fragili della città.
Si ritiene infine che un modesto contributo economico annuale alla gestione dell’impianto possa essere richiesto solo a coloro che utilizzeranno specifici servizi, come spogliatoi e docce, sempre che siano tenuti in uno stato dignitoso ed in condizioni igienicamente adeguate.
