AVELLINO- Avellino e’ solo apparentemente la citta’ capluogo più fresco, anche perche’ ci sono zone, soprattutto in citta’ che si definiscono tecnicamente “isole di calore”, aree dove negli ultimi dieci anni si sono registrate temperature al di sopra della media della provincia di Avellino. Legambiente Avellino ha voluto rilanciare la necessita’ di interventi urgenti per affrontare il cambiamento climatico, in particolare il caldo. Lo ha fatto fornendo i dati. Quelli che consegnano, come ha ribadito Antonio Di Gisi, presidente di Legambiente Avellino: “Occorrono soluzioni immediate, perché Avellino negli ultimi dieci anni secondo le nostre ricerche, quindi vista da satellite, ha una temperatura media di 36 gradi. In citta’ la media e’ piu’ alta”. Li dove al centro città la media è molto più alta. Abbiamo fatto il focus su tre quartieri della città. Il primo è la zona industriale, dove c’è una temperatura al sole di 50 gradi. Il secondo è Via De Concilii, dove c’è una temperatura al sole di 44 gradi e in ultimo c’è il quartiere di Borgo Ferrovia che ha una temperatura media di 43 gradi. Questo negli ultimi dieci anni nei mesi di giugno, luglio e agosto. Questi dati ci restituiscono preoccupazione, perché queste sono vere e proprie isole di calore che fanno soffrire le persone che vivono nella città di Avellino”. La risposta quale può essere?
“Ecco, noi dobbiamo attuare tutta una serie di politiche di adattamento alla crisi climatica – spiega Di Gisi- che ci portano a soffrire meno il caldo. Cosa fare? Una rete di mappatura dei rifugi climatici, sicuramente, sia quelli artificiali, ma anche quelli naturali, garantendo alle persone delle zone in cui raffrescamento pubblico e allo stesso tempo mettere insieme in tutti quei piani quegli strumenti che già abbiamo come il Puc e il Piano del Verde, per citarne alcuni, che ci possono permettere di attuare una vera e propria strategia e quindi guardare ai prossimi 10 anni. Perché questa mappa che vi abbiamo mostrato oggi racconta dal 2015 al 2025, ma pensiamo, anzi siamo sicuri che tra dieci anni sarà molto più rossa e quindi va capito da subito cosa fare”
CAMPANIA, LA PROPOSTA ALLA GIUNTA REGIONALE
Proprio Legambiente Campania si e’ fatta promotrice di una proposta alla Giunta Regionale affinché possa approntare il primo “Piano Sociale regionale per il Clima” in Italia per proteggere le fasce più vulnerabili e rendere i territori più resilienti di fronte a ondate di calore ed eventi estremi. Un’analisi termica e sociale mappa Napoli, Salerno, Caserta, Benevento e Avellino:all’interno dei comuni analizzati emergono divari termici fino a 7°C tra le aree più calde e quelle più fresche, circa 1,4 milioni di residenti e amplificando le disuguaglianze sociali.
Benevento è il capoluogo più bollente della regione: al suolo si toccano i 50°C
A Napoli nel decennio 2015–2025, la temperatura media estiva al suolo sul territorio comunale si attesta intorno ai 41-42°C, ma nasconde un divario stridente: all’interno dello stesso comune si registra una differenza termica che supera i 7°C tra le aree collinari e quelle acementificazione selvaggia; Salerno presenta il quadro termico interno più articolato della Campania, evidenziando un divario di ben 6 gradi tra le zone più calde e quelle più fresche del territorio comunale; Benevento: nei punti caldi strategici si raggiungono 50°C al suolo; va meglio a Caserta, dove nel decennio 2015–2025 è stata registrata una temperatura media estiva al suolo di 38°C, con la pianura che soffoca e colli che mitigano. Ad Avellino, sebbene la media cittadina sia di 36°C, l’isola di calore colpisce duramente il centro urbano (44°C) e la periferia produttiva. Legambiente presenta il dossier “Caldo senza confini:diseguaglianze climatiche nei capoluoghi di provincia in Campania” che restituisce la fotografia termica della Campania negli ultimi dieci anni, mettendo in luce il legame indissolubile tra crisi climatica e disuguaglianza sociale. L’indagine abbraccia per la prima volta contemporaneamente i cinque capoluoghi di provincia – Napoli, Salerno, Caserta, Benevento e Avellino – un territorio che ospita quasi un milione e mezzo di residenti e concentra la maggiore densità urbanizzata della regione. Il dossier documenta scientificamente il fenomeno delle isole di calore urbane superficiali – aree in cui asfalto, cemento e superfici impermeabili trattengono il calore in modo anomalo –, ricollegandosi alle evidenze nazionali del CNR-IBE e dell’ISPRA. Nelle città campane, durante le ondate di calore estive, le temperature al suolo superano le medie stagionali di 5-7°C, con tassi di umidità serale che sulla costa raggiungono picchi del 70-90%, trasformando il disagio in un concreto rischio sanitario. I dati satellitari dimostrano che il riscaldamento globale non colpisce tutti allo stesso modo. Emerge con forza il dramma della cooling poverty (la povertà di raffrescamento), un’emergenza sistemica che in Italia interessa già circa 2,4 milioni di famiglie e che nel Mezzogiorno mostra i suoi risvolti più duri. A pagare il prezzo più alto sono le fasce sociali vulnerabili che vivono in alloggi privi di isolamento termico adeguato, impossibilitate a sostenere i costi di sistemi di condizionamento o confinate in quartieri privi di alberi, fontanelle pubbliche e aree ombreggiate. «Le città campane e la Regione devono compiere un salto di qualità nelle politiche climatiche- dichiara Mariateresa Imparato, Presidente di Legambiente Campania- avviando una pianificazione che assuma l’adattamento come una vera infrastruttura sociale. Significa progettare ogni nuova opera pubblica da piazze a strade e scuole secondo criteri bioclimatici, rafforzare il verde urbano, creare corridoi ecologici e sviluppare una rete diffusa di rifugi climatici di comunità. La Giunta campana si faccia promotrice del primo Piano Sociale regionale per il Clima in Italia per proteggere le fasce più vulnerabili e rendere i territori più resilienti di fronte a ondate di calore ed eventi estremi.»
I DATI DI AVELLINO
Avellino è apparentemente il capoluogo campano più fresco, con una temperatura media estiva comunale registrata di 36°C nel decennio 2015–2025. Un dato favorito dalla sua altitudine appenninica (350 metri s.l.m.) e dalla vicinanza ai rilievi boscosi del Partenio. Tuttavia, le analisi satellitari dimostrano come questa media sia fuorviante e nasconda forti anomalie interne dovute alla cementificazione e al disegno delle aree produttive e urbane.La rilevazione della temperatura al suolo mappa tre contesti termici drasticamente differenti all’interno dello stesso confine comunale: Nucleo Industriale di Pianodardine (50°C) dove si registra il picco massimo cittadino. I grandi capannoni con coperture in lamiera e i piazzali asfaltati per la movimentazione pesante si comportano come enormi collettori solari, accumulando e irradiando calore estremo ben oltre la temperatura dell’aria circostante.Centro Urbano Consolidato (44°C) dove la combinazione di strade asfaltate, edifici fitti e scarsa ombra stradale trattiene il calore in modo persistente su un’area densamente abitata. Rione Ferrovia – Pianodardine (43°C) un’area periurbana di transizione a edilizia mista (residenze, piccoli artigiani e depositi) priva di ventilazione naturale e di verde, schiacciata dall’accumulo termico di superficie. Il profilo demografico e socioeconomico di Avellino (52.498 residenti, dati Istat 2021) amplifica notevolmente il rischio termico. La città presenta una struttura di popolazione fortemente squilibrata: con un indice di vecchiaia pari a 227 (rispetto alla media nazionale di 193), Avellino è il capoluogo della Campania con la popolazione più anziana in proporzione. Ogni bambino sotto i 14 anni corrisponde a più di due anziani over 65: una fascia ad altissimo rischio clinico durante le ondate di calore, specialmente in condizioni di isolamento. Sul fronte economico, il tasso di occupazione si attesta al 42,6% (quasi venti punti percentuali sotto la media nazionale) con un reddito imponibile medio di €25.210 (dati MEF 2022). Sebbene leggermente superiore a quello di Napoli, la fragilità economica di una larga quota di famiglie non occupate rende difficile l’accesso o il mantenimento energetico di sistemi di climatizzazione domestica. Il caso di Avellino dimostra che il rischio termico non è un problema limitato alle grandi metropoli di pianura: anche un centro appenninico può trasformarsi in una trappola di calore se lo sviluppo urbanistico non integra corridoi di ventilazione, de-impermeabilizzazione e forestazione urbana.
Caldo, Legambiente avverte: in citta’ serve un piano per combattere le “isole di calore”
