
L’umore è cupo, come il brutto tempo che non abbandona l’Irpinia. E se da un lato il Basket lancia il capoluogo in copertina, dall’altro il primo stop interno della stagione della parte pallonara della città ha lasciato ferite profonde. In questo momento nemmeno il più inguaribile degli ottimisti riuscirebbe a vedere il sole in casa Avellino. 13 punti dalla vetta e l’obiettivo promozione veramente lontano, per non essere più duri… perché la speranza è sempre l’ultima a morire. Le due vittorie contro Modica e Palazzolo avevano riacceso la luce, la sconfitta contro la Rossanese, rischia di far divenire inutili i sei punti conquistati in precedenza, vanificando 180’ giocati alla perfezione. Con i calabresi si è vista una squadra senza idee che si è fatta praticamente imbrigliare dalla migliore organizzazione tattica dell’avversario. Si salvano veramente in pochi da una debacle che ha fatto infuriare ancora una volta il pubblico di fede irpina. La paura che si possa ripercorrere le orme di qualche altra decaduta che ci ha messo anni per risalire la china è veramente tanta. Non basta avere i ‘cavalli di razza’ per poter vincere il campionato a mani basse. Ci vuole tanta umiltà, spirito di sacrificio e concentrazione. E questo nelle prime dieci giornate del torneo non c’è stato sempre. Prendersela solamente con la squadra sarebbe riduttivo, perché anche mister D’Arrigo ha le sue colpe. Il tecnico toscano nel corso delle settimane ha sottolineato spesso il fatto che i suoi uomini dovessero acquisire la mentalità, dovessero calarsi negli inferi della D, purtroppo, lui sembra essere il primo a non aver inteso. Sicuri che il manico sia quello giusto? I risultati condannano fermamente la gestione dell’ex allenatore del Manfedonia. L’emblema della negatività, il ‘simbolo’ della seconda sconfitta del torneo è sicuramente Cristian Biancone. Perché il centravanti romano, ancora una volta ha avuto un atteggiamento irritante, subendo una espulsione ingiustificabile. Del bomber che tutti aspettavano, reduce da una lunga e onorata carriera tra B e C si è visto veramente poco. La gara contro il Modica, aveva dato l’illusione di una punta ritrovata, di un calciatore che era pronto a prendere per mano i compagni ed invece non è stato così. Nervoso, molto agitato ieri era stato graziato già una volta dall’arbitro prima di essere mandato anzitempo sotto la doccia. Discorso simile per Ivan Tisci, entrato nella ripresa ed assist a parte per la testa di Tarquini ha fatto veramente poco. E allora siamo sicuri che questi giocatori abbiano abbracciato il progetto con gli stimoli giusti? Da loro si aspetta ben altro, discorso diametralmente opposto per altri due Big. Gaetano Romano 35 anni otto goal all’attivo e spirito guerriero per il ‘Cobra’ e per Matteo Patti. Due elementi che stanno veramente dimostrando spirito di sacrificio e voglia di far riemergere quella maglia a tinte biancoverdi. Così come i tanti giovani: Viscido, Rega, Giordani che stanno facendo in pieno la loro parte. Basta parlare degli arbitri, alibi troppo grande. È vero non è stato concesso un rigore evidente, ma non per questo devi ‘non giocare’o farlo con ingiustificata sufficienza. Perché una squadra che vuole arrivare nel calcio che conta non tira in porta solo due volte. Un gruppo che per ‘nomi’ non ha nulla a che fare con questa categoria, si espone diversamente, scende in campo con altro spirito e non sottovaluta gli avversari. La società ha fatto enormi sacrifici e questi sforzi non sono stati ripagati da tutti. È vero che il passato insegna che i miracoli nel calcio possono esserci, ma è altrettanto veritiero che se non si cambia testa, se non si volta pagina definitivamente i lupi possano divenire da protagonisti ‘annunciati’ a componente anonima del torneo. Qualcuno ci svegli da questo brutto incubo.(di Sabino Giannattasio)