
Rabbia, amarezza e voglia di non aver mai vissuto i 90’ di Perugia, attanagliano ancora i pensieri dei coraggiosi giunti al ‘Curi’. Una B letteralmente presa a calci. Una cadetteria che poteva essere conservata senza particolari problemi e che invece è svanita dopo un solo anno. Un ritorno amaro in terza serie per una squadra che nel ‘match 1’ contro l’Albinoleffe ha offerto una prova raccapricciante. Ma tanti, troppi i gialli che hanno contraddistinto la stagione dei lupi. L’ultimo quello relativo al premio salvezza. I 300mila euro promessi dai Pugliese per la permanenza tra i cadetti, avrebbero rappresentato la goccia che ha fatto traboccare il vaso. ‘Per qualche euro in più’ il giocattolo si sarebbe rotto. Proprio così! Infatti, secondo indiscrezioni emerse sembrerebbe che uno dei ‘rinforzi’ di gennaio spalleggiato da qualche altro ‘novello’, avrebbe chiesto alla dirigenza di spartire il danaro in parti eque, scaturendo le ire della vecchia guardia, e nonostante avesse ricevuto rassicurazioni in merito alla consegna dei soldi, dal patron Massimo Pugliese, avrebbe continuato a creare malumori all’interno del gruppo. Intanto, sembrerebbe che la dirigenza voglia raddoppiare la cifra offerta in precedenza, per spronare la squadra a tentare il miracolo. Un gesto ‘incompreso’ e che andrebbe controcorrente a quanto affermato in precedenza dal più grande degli imprenditori di Frigento, che fino a poche ore prima sembrava propenso a punire la squadra obbligandola ad allenarsi fino al 30 giugno. Una decisione ‘inutile’, con una squadra letteralmente allo sbando e con un conflitto interno, insanabile. L’incontro di Bergamo ormai rappresenta una formalità. L’ultimo atto di una stagione in cui l’Avellino, ha indossato i panni del malato terminale. L’ultima pagina di un campionato disastroso, fatto di poche gioie e tante delusioni. Di una annata fallimentare sotto tutti gli aspetti. Gli unici ad uscire ‘vincitori’ dal vortice che ha riportato i lupi all’inferno sono i tifosi. Loro, come sempre hanno dimostrato grande attaccamento ai colori. “Legame” alla casacca rappresentato da pochi. Da quegli elementi che il tecnico di Grosseto ha usato con il contagocce, da quei calciatori, che per settimane si sono dannati dalla panchina. Gente come Ametrano e Rastelli, ancora una volta hanno dimostrato di voler bene all’Avellino. Ma purtroppo, la loro buona volontà non è servita ad evitare ai lupi la disfatta. Le loro ‘lacrime’ al termine dell’incontro hanno fatto breccia nei cuori biancoverdi. Loro la maglia se la sono sudata, ma il loro impegno come quello di Fusco non sono bastati a salvare i lupi dal baratro. Troppi, tanti gli errori fatti dall’inizio della stagione. Dalla cessione in prestito di Evacuo, rimpiazzato da Docente prima e Savoldi poi. Dagli arrivi già scritti, nonostante le settimane di prova di Panarelli e Russo. Agli ingaggi di ‘teste calde’, come Allegretti e Leon. Dall’arrivo di Terni ingaggiato per fare numero, alle cessioni di Moretti e Puleo sostituiti da Sussi ed Abruzzese, che a parte la sfida contro il Modena vinta per cinque a quattro non sono riusciti mai a dimostrare il loro valore. Tanti gli sbagli dietro le scrivanie. Dove uno squadrone di dirigenti, non è riuscito a vivere in armonia. Su questa retrocessione molte sono anche le colpe di mister Colomba. Il tecnico di Grosseto, ha buttato via punti importanti(vedi Ternana e Bologna in casa). Quattro punti in più che avrebbero permesso alla formazione biancoverde di dormire sogni tranquilli. Invece è arrivata un’altra retrocessione. L’ennesima, per una piazza che meriterebbe ben altri palcoscenici. Pugliese aveva promesso la A in due anni…. “impegno mantenuto in pieno”. L’Avellino se ne torna da dove era arrivato un anno prima…tranne un miracolo davvero impossibile. Onore all’Albinoleffe, che nonostante le ridotte possibilità economiche è riuscito con una campagna acquisti mirata a conservare ancora la serie B. I Pugliese, hanno il dovere ‘morale’ di scusarsi con una piazza che non li ha mai abbandonati, ripartendo daccapo e confermando pochi elementi dell’attuale organico. Sacrificando anche qualche pezzo da 90 che in Irpinia ha fatto ormai il suo tempo… (di Sabino Giannattasio)