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“Vedo qui presenti tanti amici – ha affermato Cosimo Sibilia– nelle mie parole c’è felicità e mestizia. È un momento in cui ricordiamo tante cose belle. Ognuno di noi è legato alla storia del calcio. A questa passione con cui Avellino ha vissuto momenti importanti ed ognuno di noi ha dei ricordi legati a questa maglia”.
“Io – ha proseguito ancora l’esponente politico- vorrei ricordare con piacere tre episodi, tre momenti particolari, la promozione in B del 72-73, quella in A a Genova del 77-78 , quando con un goal di Mario Piga espugnammo il Marassi e la salvezza in massima serie nell’anno del terremoto”.
Il pensiero a quella impresa, in un momento in cui il popolo irpino viveva una tragedia come quella del sisma non si consuma di certo qui:“L’Avellino quell’anno con una penalizzazione di meno 5 riuscì a far comparire il nome della città su tutte le pagine dei quotidiani mondiali. Riuscimmo ad ottenere una grande impresa, con un campionato a dir poco straordinario. Grazie anche ad un tecnico come Luis Vinicio che con la sua competenza permise di fare ciò”.
“Mi sono avvicinato al calcio ai tempi del piazza d’Armi e ci sarebbero tantissimi ricordi, ma mi fermo qui. Perché questi episodi rappresentano gli eventi più importanti di 97 anni di storia”.
Ha chiuso con un augurio ed un pensiero per il passato recente: “Purtroppo questa estate la situazione della società era insostenibile, adesso, siamo ripartiti dalla D con la speranza che si possa tornare ai fasti di un tempo”.
Sibilia per impegni personali fa staffetta con il Sindaco Galasso che si accomoda al tavolo: “In questo libro c’è cuore e passione ed un poco insomma tutto quello che accomuna gli irpini. Il calcio è stato per noi un momento di grossissima crescita. Ricordo con piacere la formazione che raggiunse la B per la prima volta o giocatori, che nel loro piccolo agli albori di questa favola hanno fatto grande Avellino. Mi auguro che presto si possa tornare ai fasti di un tempo e gia da quest’anno superare il primo ostacolo, tornando su di una categoria”.
Il primo cittadino del capoluogo, ha rivolto poi un appello ai tifosi, al popolo della città e della provincia che ha seguito su e giù per lo stivale i propri beniamini, la propria casacca: “Mi auguro che frizioni e spaccature terminino, perché al di là di tutto la maglia dell’Avellino è una sola. Quella biancoverde. Per tornare dove tutti vogliamo bisogna essere uniti”.
“È un momento di forte emozione per me – ha affermato un commosso Saviano – purtroppo parlare dopo una sconfitta come quella di Milazzo non è bello. Non siamo riusciti a dare la svolta a questo campionato e credo che per quest’anno vada…” A questo punto è intervenuto il sindaco Galasso: “Non diciamo nulla e non mettiamo limiti alla provvidenza”.
Il presidente del Coni ha continuato ancora dicendo: “ Questo è un momento importante non solo per il calcio ma per tutto l’ambiente sportivo avellinese”.
La parola in seguito è passata ai protagonisti sul campo ed in panca a coloro che hanno fatto divenire il piccolo Avellino, quella squadra, di provincia, un avversario temibile per le cosiddette grandi, le regine del calcio italiano.
Ha preso la parola Giuseppe Papadopulo, uno che all’ombra del Partenio ha trascorso solo dieci mesi, un tecnico amato tanto dalla piazza, tanto da meritarsi un coro tutto suo. Nonostante la parentesi del toscano che poi ha ottenuto un proseguo di carriera importante sui campi di B e A con Lecce, Lazio, Palermo, Siena, Bologna sia stata breve è legato a questa terra, come la terra irpina è legata a lui. Al di là dell’esonero e del rapporto di odio- amore con l’allora presidente Antonio Sibilia, che nel 94-95 a poche giornate dal termine del campionato lo sollevò dall’incarico per affidarsi a Zibi Boniek, con i lupi poi promossi in cadetteria ai danni del Gualdo. Un successo che però è quasi tutto del ‘Papa’ che ha ricevuto applausi scroscianti da parte degli appassionati giunti in sala: “Non vedo il commendatore da 15 anni, ma so che le sue condizioni di salute sono ottime, quindi, sono felice per lui. Torno sempre con piacere qui ed ho accolto l’invito di Michele senza problemi. Avellino è una città calcisticamente molto competente, ho trascorso dei mesi bellissimi ed importanti. Ho tanti amici ancora oggi e per me essere qui è un vero piacere. Parole di elogio per Luis Vinicio, ” con il quale ho avuto l’onore di sedermi sul suo stesso scanno: lui ha scritto forse quella che è la pagina più importante del calcio avellinese, ed io che da giocatore l’ho avuto come tecnico a Brindisi, in un gruppo di semisconosciuti, posso dire che ho appreso tanto mi ha insegnato molto. E nel Papadopulo allenatore c’è anche qualcosa di Vinicio”.
Pierpaolo Marino, avellinese doc, accostato negli ultimi tempi alla grande signora del calcio italiano la Juventus, ha lavorato in due battute per 11 anni all’Avellino, otto da direttore sportivo tra il 77 e l’85 e tre da presidente da numero uno del club, dopo la fine del sogno chiamato A: “Sono felicissimo, è sempre bello tornare a casa. Se io oggi sono quello che sono lo devo a questa società, io giovane manager ho iniziato dalla mia splendida avventura nel mondo del calcio grazie alla mia terra. Orgoglioso di questa Irpinia…e questo libro dimostra ancora una volta che il talento può esplodere anche qui che ci sono persone intelligenti che valgono”.
“I miei ricordi – ha affermato l’ex uomo mercato del Napoli – sono tanti, posso dire che ho portato ad Avellino Jorge Juary uno dei più grandi talenti stranieri approdati nel nostro calcio, la cui carriera è stata costellata da troppi infortuni e mi fu consigliato dal suo procuratore Nicola Gravina che dopo mi suggerì di prendere anche Barbadillo un altro che ad Avellino ha lasciato un bel ricordo”.
“Oppure il goal di testa di Di Somma alla Fiorentina, Salvatore rischiò anche di esordire in Nazionale a 30 anni suonati al posto di Scirea infortunato”.
Ma i ringraziamenti non terminano qui: “Ricordo che dopo una serie di malanni accorsi ai nostri calciatori , Vinicio mandò in campo Massa-Criscimanni e Vignola insieme. E questo fece letteralmente impazzire gli avversari che non avevano alcun punto di riferimento”.
In seguito il passaggio alle più blasonate Napoli e Roma ed il ritorno a casa nel ruolo più importante di presidente del club. Tre stagioni alla guida degli irpini dall’ 88 al 91, con i lupi che nel frattempo erano scivolati in cadetteria dopo dieci anni nell’olimpo del pallone: “Tornai con l’Avellino che non era stato iscritto al campionato, mi chiamò l’allora Presidente del Consiglio Ciriaco De Mita che chiese a Dino Viola di liberarmi dal contratto con la Roma. Arrivai e…sistemai la situazione costruendo la squadra il giovedì e la domenica vincemmo 2-1 con il Taranto. Nelle prime giornate siamo stati saldamente in testa alla classifica: poi ci fu quella partita a fine anno con la Cremonese, pareggiata 2 a 2 a 20 minuti dal termine che non ci permise di ritornare da subito in A. Il mio è sempre stato un lavoro di kamikaze, prendere talenti giovani, scommesse che spesso anche qui ho vinto. Anche quelle relative a Baiano, Ravanelli, Tagliatatela e Roberto Onorati, giocatori esplosi con un po’ di ritardo e lontano da qui. Ma che sono riusciti a dimostrare quanto valevano raggiungendo la nazionale”.
Salvatore Di Somma, invece ha ricordato l’episodio del calcioscommesse in cui fu coinvolto ingiustamente suo malgrado: “Per me fu una esperienza bruttissima, perché io non centravo nulla. C’entravano altri miei compagni. Durante un allenamento rincorsi Stefano Pellegrini, poi al termine della seduta scoppiai in una crisi di pianto. De Ponti disse, “tu non centri nulla”.
Poi ha raccontato un aneddoto che gli ridà il sorriso, quello dell’arrivo di Jorge Juary: “Quando questo ‘calimero’(così lo definisce in maniera affettuosa), arrivò in albergo, gli dissi subito non preoccuparti sei sotto la mia protezione”.
Il brasiliano autore del famoso giro attorno alla bandierina dopo ogni goal dichiarava: “Avellino è la mia casa, sono contento di rivedere tanti amici di essere qui e condividere ricordi di gioia. Questo è un giorno speciale per tutti quelli che hanno voluto bene a questi colori. Sono contento di essere ricordato con affetto, mi auguro che i tifosi si ricompattino anche con questa nuova società”.
Salvatore Vullo che da giocatore prima e poi da allenatore è stato protagonista al Partenio dichiara: “Voglio parlare dell’evento più recente quello da tecnico, tutti parlavano di salvezza per un progetto a lungo raggio io feci una scommessa con la società e la vinsi. Ottenemmo la promozione in B da primi al primo colpo e non eravamo nemmeno in tanti. Per me è stata una soddisfazione troppo grande”.
Enzo Venezia ex Presidente del club e sindaco della città: “Sono orgoglioso di essere stato a capo del club e vorrei scusarmi ad anni di distanza con mister Vinicio per essere stato uno dei fautori del suo defenestramento, non avendo ragione”.
Qualche ora trascorsa tra i ricordi, con i piccoli grandi campioni che hanno fatto crescere il fenomeno Avellino calcio. Alla fine, Massimiliano Carullo vice sindaco di Mercogliano, ha consegnato una targa all’autore Michele Criscitiello.