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Calcio – Il ‘piccolo-grande’ Milazzo manda il lupo in profonda crisi

Un incubo diventato realtà: lo scorso 10 luglio l’Avellino ha detto addio alla C, al calcio dei ricchi, per disputare quella quinta serie da cui si mancava dal lontano 1964, quando nel girone E i lupi riuscirono a staccare il biglietto per primi con quattro punti di vantaggio sulla Nocerina e sei sul Benevento. A 45 anni di distanza i colori biancoverdi si sono ritrovati nuovamente in Interregionale, un crollo verticale che ha portato la tifoseria nello sconforto più totale per settimane, ma che adesso, nonostante la formazione irpina non stia brillando, non fa mancare il proprio apporto. È vero che si è rischiato di restare senza calcio, ma le tre sberle prese al ‘Grotta di Polifemo’ fanno sicuramente riflettere e soprattutto hanno acceso la rabbia di quanti speravano in qualcosa di diverso dopo le lacrime amare del recente passato. Schiaffi che hanno reso questo Avellino ‘piccolo’ davanti a un volenteroso e grintoso Milazzo. Una squadra arrivata dall’Eccellenza e che sta dominando in lungo e in largo il torneo, senza fronzoli inutili, ma con la giusta concretezza e con lo spirito di sacrificio con cui si affronta questo tipo di campionato. I siciliani vanno sicuramente applauditi per il cinismo e la determinazione mostrati a cospetto del gruppo irpino apparso nervoso, senza idee e facilmente vulnerabile. Giù il cappello davanti a Sanguinetti e compagni, per una vetta ottenuta e rafforzata in maniera più che degna.
Dopo la pesante sconfitta in casa dei rossoblù, la truppa di casa nostra riprenderà domani la preparazione in vista della sfida contro il Mazara. Altra gara in terra siciliana che chiuderà il 2009, l’ultimo atto di una prima parte di campionato che fino a questo momento ha dato più dolori che gioie. Lo stop con l’attuale regina del torneo ha forse, tanto per essere buoni, debellato le ultime speranze di primato per una squadra che purtroppo non è riuscita a trovare la ragionevole continuità che doveva consacrarla a leader del torneo. Bisognerà serrare l’anno vecchio in bellezza, con tre punti, per tentare poi la rimonta verso l’obiettivo minimo dei play-off. Troppi errori al di là dei torti arbitrali, questa squadra non ha acquisito la giusta mentalità per affrontare un campionato come quello di D, dove l’agonismo la voglia di lottare prendono il sopravvento. A differenza dei tanti supporter già delusi per la scomparsa della squadra dal panorama professionistico, ma che si sono rimboccati le maniche per cercare di aiutarla ad uscire dall’inferno.
Mister Marra per l’appuntamento che precede le ferie natalizie dovrà rinunciare a diversi elementi: agli infortunati De Rosa, Biancone, Lonardo, che ormai è fuori da diversi mesi, si aggiungeranno Puleo e Fanelli squalificati, mentre sono da verificare le condizioni di Moreno Esposito. Occorre cambiare spirito, e prendere esempio da Romano, che al momento sta tenendo a galla quasi da solo la barca, e da Patti che quando ha giocato è sempre stato tra i migliori in campo.
Gli sforzi economici questa società li ha fatti e siamo certi continuerà a farli, ma questo per riuscire a riportare l’Avellino ai fasti di un tempo non può bastare. Il 18 giugno 2007, giorno della vittoria al fotofinish con il Foggia, così come il 19 giugno 2005 in cui i lupi ottennero la B ai danni del più quotato Napoli sembrano essere così distanti, il 4-0 alla Salernitana, il 2-1 di rimonta sempre sui granata nell’anno di Zeman anche. Eppure il tempo trascorso non è così tanto. Se non si volta pagina il rischio concreto di restare impantanati c’è e in proposito di esempi ne abbiamo tanti, il Cosenza ci ha messo sei lunghi anni per tornare tra i professionisti, così come la Sambenedettese (che questa estate ha conosciuto l’onta dell’ennesimo ‘forfait’) la Casertana realtà vicina non solo geograficamente, ma anche ‘sentimentalmente’ visto un profondo gemellaggio. I cugini che dal lontano ’93 – anno del fallimento – non sono riusciti più a rialzare la testa a risorgere. Le paure che ciò possa accadere sono tante, anche per un popolo abituato a non abbattersi neanche nei momenti più duri. O ci si dà una scossa, oppure si rischia di far reprimere una passione che è sempre viva, anche in chi non varca più le porte del ‘Partenio’ a causa dei troppi avvilimenti degli ultimi periodi. Ed in una città dove il calcio fa parte della vita di tanti, ciò non può e non deve accadere. Anche perché in una terra che non offre tanto, il pallone, quel cuoio che rotola sul prato verde seppur sbiadito dell’impianto di Via Zoccolari, rappresenta un motivo di sfogo per tanti, con l’auspicio che un giorno non troppo lontano anche i più piccoli possano sentirsi orgogliosi di tifare Avellino. (di Sabino Giannattasio)

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