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Dopo la pesante sconfitta in casa dei rossoblù, la truppa di casa nostra riprenderà domani la preparazione in vista della sfida contro il Mazara. Altra gara in terra siciliana che chiuderà il 2009, l’ultimo atto di una prima parte di campionato che fino a questo momento ha dato più dolori che gioie. Lo stop con l’attuale regina del torneo ha forse, tanto per essere buoni, debellato le ultime speranze di primato per una squadra che purtroppo non è riuscita a trovare la ragionevole continuità che doveva consacrarla a leader del torneo. Bisognerà serrare l’anno vecchio in bellezza, con tre punti, per tentare poi la rimonta verso l’obiettivo minimo dei play-off. Troppi errori al di là dei torti arbitrali, questa squadra non ha acquisito la giusta mentalità per affrontare un campionato come quello di D, dove l’agonismo la voglia di lottare prendono il sopravvento. A differenza dei tanti supporter già delusi per la scomparsa della squadra dal panorama professionistico, ma che si sono rimboccati le maniche per cercare di aiutarla ad uscire dall’inferno.
Mister Marra per l’appuntamento che precede le ferie natalizie dovrà rinunciare a diversi elementi: agli infortunati De Rosa, Biancone, Lonardo, che ormai è fuori da diversi mesi, si aggiungeranno Puleo e Fanelli squalificati, mentre sono da verificare le condizioni di Moreno Esposito. Occorre cambiare spirito, e prendere esempio da Romano, che al momento sta tenendo a galla quasi da solo la barca, e da Patti che quando ha giocato è sempre stato tra i migliori in campo.
Gli sforzi economici questa società li ha fatti e siamo certi continuerà a farli, ma questo per riuscire a riportare l’Avellino ai fasti di un tempo non può bastare. Il 18 giugno 2007, giorno della vittoria al fotofinish con il Foggia, così come il 19 giugno 2005 in cui i lupi ottennero la B ai danni del più quotato Napoli sembrano essere così distanti, il 4-0 alla Salernitana, il 2-1 di rimonta sempre sui granata nell’anno di Zeman anche. Eppure il tempo trascorso non è così tanto. Se non si volta pagina il rischio concreto di restare impantanati c’è e in proposito di esempi ne abbiamo tanti, il Cosenza ci ha messo sei lunghi anni per tornare tra i professionisti, così come la Sambenedettese (che questa estate ha conosciuto l’onta dell’ennesimo ‘forfait’) la Casertana realtà vicina non solo geograficamente, ma anche ‘sentimentalmente’ visto un profondo gemellaggio. I cugini che dal lontano ’93 – anno del fallimento – non sono riusciti più a rialzare la testa a risorgere. Le paure che ciò possa accadere sono tante, anche per un popolo abituato a non abbattersi neanche nei momenti più duri. O ci si dà una scossa, oppure si rischia di far reprimere una passione che è sempre viva, anche in chi non varca più le porte del ‘Partenio’ a causa dei troppi avvilimenti degli ultimi periodi. Ed in una città dove il calcio fa parte della vita di tanti, ciò non può e non deve accadere. Anche perché in una terra che non offre tanto, il pallone, quel cuoio che rotola sul prato verde seppur sbiadito dell’impianto di Via Zoccolari, rappresenta un motivo di sfogo per tanti, con l’auspicio che un giorno non troppo lontano anche i più piccoli possano sentirsi orgogliosi di tifare Avellino. (di Sabino Giannattasio)