
Lacedonia – Rifiuti, il Calaggio ribadisce il suo ‘no’. Un diniego deciso che rimbomba con fermezza nei locali del centro sociale ‘Rione Scoca’ di Lacedonia, dove ieri pomeriggio si sono date appuntamento tutte le fasce tricolori del distretto. Comprese quelle pugliesi. E ancora. Il Coordinamento nazionale dei Piccoli Comuni, le delegazioni parlamentari di Camera e Senato, quelle provinciali e regionali, le Province di Avellino, Foggia, Potenza, l’Unione Industriali di Avellino e le organizzazioni sindacali Cgil, Cisl, Uil, Ugl. Alla base del confronto ‘Sviluppo sì, rifiuti no’, promosso dall’amministrazione Rizzi, l’ipotesi di destinare alcuni capannoni dell’area Asi per lo stoccaggio di fos e sovvalli. Possibilità fortemente contestata dal Presidente del Consorzio per l’area di sviluppo industriale di Avellino, Pietro Foglia. “La dimostrazione dell’incultura che spopola in Irpinia. Questo territorio può e deve promuovere sviluppo e occupazione, non accogliere rifiuti. Non è la prima volta – afferma Foglia – che nella nostra provincia si immagina di utilizzare aree industriali, in questo caso immobili, per lo stoccaggio di rifiuti. Ma succede solo qui, dove non esiste una cultura industriale. Questi capannoni avrebbero dovuto garantire sviluppo. Chi più, chi meno, ma ad ogni modo dovevano e devono svolgere il ruolo per il quale sono stati realizzati. Le inadempienze ministeriali (l’ordinanza di trasferimento all’Asi della struttura è ferma da sei anni) finiscono per compromettere il senso e le facoltà della legge. Il provvedimento che dovrebbe sancire il passaggio di proprietà dal Ministero all’Asi è morto nella burocrazia. Probabilmente sulla scrivania di qualche funzionario”. Oltretutto, a sentire il presidente Foglia, non sussisterebbero i presupposti per lo stoccaggio di frazione organica stabilizzata nell’area indicata. “Fos e sovvalli dovrebbero essere allocati in cave abbandonate, messe a norma. Significherebbe, cioè, riuscire ad individuare tali siti… ma ritorneremmo alla nostra incapacità di farlo”. Intanto l’Udc, su sollecitazione del capogruppo al Comune di Avellino Gennaro Romei e del sen. Francesco Pionati, propone l’alternativa termovalorizzatore, da realizzare all’interno di un’area Asi. Iniziativa arrivata tardi. “Un’idea, quella del termovalorizzatore, annunciata da me tempo fa – precisa Foglia – a patto che si limitasse solo ed esclusivamente a servire la provincia di Avellino. Purtroppo però esiste un errore di fondo sull’idea dell’inceneritore che nel Mezzogiorno non dà spazio alla ‘gestione imprenditoriale’ dell’impianto, anche e soprattutto ai fini della produzione di energia”. Insomma un’Irpinia avvolta dal ‘disordine’, quella che emerge dalla descrizione del presidente Foglia. Troppo impegnata a fronteggiare le emergenze e ‘poco attenta’ alle occasioni di sviluppo. Non ultimo il contratto d’area: anche in questo caso, il ritardo delle pratiche di finanziamento a base regionale -al momento bloccate per ragioni burocratiche- delineano l’impasse che attanaglia lo sviluppo irpino. “Come i rifiuti – ribatte Foglia –, così il contratto d’area: appena approdato in Regione si è bloccato”. Intanto domani a Palazzo Caracciolo vertice con la presidente De Simone per la costituzione di un tavolo di concertazione per il rilancio dell’area del Calaggio. (di Marianna Morante)