Irpinianews.it

Bullonerie Meridionali: l’amarezza di chi c’era

Lacedonia – Nel periodo successivo all’unità d’Italia e agli inizi del novecento si arrivò a parlare di “questione meridionale”. Con tale termine si voleva indicare lo stato di arretratezza economica che si viveva nel Sud d’Italia. Da allora è passato più di un secolo. Molte cose per fortuna sono cambiate, altre invece sono rimaste al palo. Diverse le aziende in Irpinia sul lastrico, altre sono già fallite. A farne le spese? I lavoratori. Da tre anni, forse “qualcuno lo ha dimenticato”, ben 150 lavoratori sono in mezzo ad una strada in attesa di un’altra occupazione. Sono le tute blu delle Bullonerie Meridionale che ben tre anni fa hanno chiuso i battenti. Gli stabilimenti di Lacedonia e Roccabascerana specializzati nella produzione di bulloni di diverse dimensioni e settori, nel 2003 sono stati sottoposti a fallimento, causa – sembrerebbe – debiti accumulati con diversi fornitori. Abbiamo cercato di fare il punto della situazione con il dirigente di stabilimento Amalfitano, uno dei massimi esponenti dell’azienda di Lacedonia. Il sei aprile scorso si è avuta l’ultima asta fallimentare. Ancora una volta l’esito è stato negativo. “La situazione al momento è molto delicata. Il tutto è nelle mani del giudice fallimentare e del curatore fallimentare. Mai si è riuscita a trovare una soluzione soddisfacente nel corso di questi tre anni. Intanto più il tempo passa più il costo della fabbrica pende verso il basso. I macchinari, tutti di grandi qualità, a causa del disuso, si stanno svalutando. Solo i costi di manutenzione per riattivarli, sarebbero di svariati miliardi di vecchie lire”. Uno stabilimento che da 15 operai nel ‘92 ha raggiunto il massimo livello occupazionale di 180 unità tra il ‘99 e 2000. “In quel periodo la produzione era ottima, si esportava sia al Nord Italia che all’estero. Avevamo un fatturato di tre miliardi di lire al mese, per una produzione di 2000 tonnellate al giorno” – afferma con amarezza Amalfitano -. “Il buio è arrivato nel momento in cui si è deciso di aprire lo stabilimento di Roccabascerana”. Problemi su problemi che hanno portato l’azienda sull’orlo del fallimento ed in seguito allo sfascio. “Troppi costi e pochi profitti”. Il dottor Amalfitano spara a zero quando si tratta di fare il punto sulla situazione attuale. “C’è indifferenza ma anche inesperienza”. Insomma uno sfogo che sembra avere come unico obiettivo: “l’interesse della gente non la corrente politica”. Della gente comune: gli operai il cui destino è ancora appeso ad un filo. (di Giovanni La Rosa)

Exit mobile version