![]()
Gli episodi di violenza collettiva riportati dai media in queste ultime settimane richiedono sicuramente una lettura più approfondita: oltre a valutarne gli aspetti sociale (povertà, emarginazione, bassa scolarizzazione, assenza o carenza di modelli genitoriali adeguati, ndr), è necessario pesare anche quello psicologico, emotivo e conoscitivo. “L’atteggiamento sicuro e spavaldo che sottende molte aggressioni di efferata brutalità, spesso di gruppo – ha proseguito la ricercatrice del Cnr irpino – non sempre è determinata dalla noia. Spesso tali comportamenti indicano una assenza di identità, o un tortuoso e inutile percorso per trovarla o ritrovarla. Indicano, infine, fallimentari tentativi di affermazione e sicurezza, scollegati da qualunque giustificazione rispetto ai danni che provoca”.
“La fragilità psicologica – ha concluso Graziani – spesso spinge gli individui a riunirsi in branco e armati contro individui indifesi, esprimendo, un distruttivo e patologico esercizio primitivo di atterramento della preda, non giustificato dal bisogno. In azioni di questo genere l’aggressione non manifesta il coraggio del corpo a corpo che si realizzava nell’arte della difesa e dell’attacco in epoca pre-tecnologica, ma una grande debolezza e una totale assenza di sè, che gridano protesta e affermazione a basso prezzo”.