Irpinianews.it

Bullismo che fare? Le istituzioni dettano le regole della legalità

Avellino – Valori in via di estinzione. Lo stampo ‘Arancia meccanica’ innesca la turpe dinamica del proselitismo. Azioni criminali e processi di degenerazione. In Irpinia la parola d’ordine è ‘prevenire’: “adottare contromisure contro tutti quei fenomeni presi a modello ed esasperati”. Un esempio tra tanti, forse il più attuale: il bullismo. Il Questore Vittorio Rochira, la presidente della Provincia Alberta De Simone, il dirigente della Divisione Polizia Anticrimine Olindo Fulno, la dottoressa Della Valle, la dottoressa Tizzano per la Prefettura di Avellino, la responsabile Bimed Flora Calvanese creano una barriera, abbattono con la sinergia il muro della criminalità e la fortezza dell’omertà e danno vita al progetto educativo ‘Bullismo, che fare?’ presentato questo pomeriggio a Palazzo Caracciolo. Tre i destinatari – giovani, insegnanti e genitori – che avvalendosi di brochure distribuite nelle scuole, e del supporto di incontri a tema (il 7 maggio a Quindici, il 10 a Montella, l’11 a San Martino Valle Caudina, il 14 a Montoro Inferiore, il 18 ad Avellino e il 21 a Bonito) potranno ‘comprendere’ e ‘arginare’ un fenomeno in espansione ed il più delle volte nascosto “… per timore o paura, perché l’essere vittima fa maturare una psicosi traboccante di sensi di colpa – ha spiegato Fulno -. Occorre a questo punto riconoscerne i segnali e adottare adeguate modalità comportamentali”. Un sistema di difesa pianificato dunque per evitare il ramificarsi di fenomeni che, come ha puntualmente specificato la dott.ssa Tizzano, il più delle volte “rappresentano la premessa ad attività più preoccupanti”. Atti di trasgressione che finiscono con il trasformarsi in atteggiamenti di pericolosità sociale e che diventano ancora più turpi quando hanno vittime bambini o ragazzini. Cosa fare? Alla brochure il compito di illustrare il fenomeno mentre la numero uno di Palazzo Caracciolo dispone a supporto del sistema la tecnica della politica etica. “Una società che non si occupa di bambini – ha spiegato – è una società senza futuro. In questi anni è cambiato l’asse con cui si guarda all’infanzia. Ieri il bambino era oggetto di tutela, oggi è persona ‘in fieri’”. Un sistema che vede la sua antitesi “nella globalizzazione di pratiche scellerate che colpiscono proprio la persona in fieri. Il bambino maltrattato si sente colpevole e di conseguenza si chiude in se stesso. Per questo la perversione al giorno d’oggi è ancora più turpe”. Fenomeni in ascensione considerati preoccupanti per il loro diretto confine con la vera criminalità. Un contesto che in Irpinia non ha ancora raggiunto livelli preoccupanti ma che necessita dell’intervento della politica il cui nesso con l’etica gioca un ruolo fondamentale nelle dinamiche “di preponderanza del bene comune su quello individuale”. Qui il senso del potere politico: “agire con austerità e non con spocchia” per rinsaldare quei valori in grado di diventare armi contro la degenerazione. (di Manuela Di Pietro)

Exit mobile version