
“In economia la risorsa ambientale è considerata ‘bene pubblico’ per eccellenza. A differenza infatti di tutti gli altri beni patrimoniali mobili ed immobili, contraddistinti dalla non escludibilità dei benefici e dalla non rivalità del consumo, la risorsa ambientale è caratterizzata dalla sua irriproducibilità; ciò significa che questo tipo di risorsa prima o poi può finire, anche a causa di un suo cattivo sfruttamento, è ciò comporta che al diminuire di questa risorsa, si è disposti a pagare tanto di più pur di goderne”. Una considerazione tanto tecnica quanto di semplice comprensione che, secondo Rosario Caravano, presidente di Legambiente ad Avellino: “dovrebbe mettere in guardia il decisore politico che, in quanto responsabile degli interessi della collettività, dovrebbe intuire che oggi avere cura della risorsa naturale è un qualcosa di altamente strategico, non solo per la salute e la qualità di vita dei cittadini, ma anche perché ‘queste’, col passare del tempo, garantiranno “economie” forti ai territori mediante un loro corretto utilizzo”. Chiaro dunque il parere di Caravano sulla ‘bretella Fenestrelle’. E a rafforzare la ferma posizione, anche il tema dell’acqua, intesa come patrimonio ambientale. “La scienza, come il Pentagono – aggiunge – ma anche il premio Nobel Al Gore e Papa Benedetto XVI, evidenziano proprio in questo periodo come la scarsità della risorsa acqua potrà essere la causa di nuovi conflitti tra popoli e, sottintendono, che chi avrà ancora tale risorsa a disposizione da qui a trent’anni, potrà disporre di una ricchezza più importante di quanto oggi sia il petrolio”. Nel mirino finiscono l’assessore Ivo Capone, il sindaco Giuseppe Galasso, ma anche l’intera giunta accusata di: “legittimare un’opera che puzza dalla testa ai piedi, che non migliorerà la città e la sua viabilità. Che è una menzogna dire sia stata progettata per servire la caserma dei Vigili del Fuoco. Se non si hanno le idee chiare sulla strategicità delle opere pubbliche da realizzare – incalza – se non c’è il consenso della collettività sulla loro utilità, se non si possono prevedere le conseguenze della compromissione ambientale di un intero vallone naturale, sarebbe il caso fermarsi, provare ad aprire il confronto anche con il contributo di esperti provenienti dall’esterno, animare il dibattito con i cittadini e cercare una soluzione che tenga conto di queste riflessioni”. In questo senso Caravano ricorda il ricorso al Tar presentato da Legambiente circa la realizzazione dell’opera. “Un provvedimento – conclude – dettato dall’inutilità di un qualsiasi dialogo coi decisori politici”.