“Ci stanno sottraendo uno spazio che da anni appartiene alla comunità“. È attorno a questo concetto che si è sviluppata la protesta dei residenti di Borgo Ferrovia durante l’assemblea pubblica promossa dall’associazione “Nui ra’ Ferrovia” per discutere della prossima apertura del centro di prima accoglienza della Caritas di Avellino nei locali di Casa Betania. Un confronto dai toni particolarmente accesi, con decine di cittadini che hanno contestato il progetto destinato ad ospitare fino a 60 persone senza dimora. “Borgo Ferrovia non è la spazzatura di Avellino, non vogliamo elemosina ma rispetto”, hanno urlato alcuni residenti. Qualcuno si è spinto oltre: “Ci metteremo davanti alla struttura e non faremo entrare nessuno”.
A raccogliere il malcontento del quartiere sono stati il sindaco Nello Pizza, l’assessore alle Politiche sociali Sergio Trezza e il direttore della Caritas Antonio D’Orta, presenti all’incontro per illustrare il progetto e rispondere alle domande dei cittadini.
A dare voce alle preoccupazioni del quartiere è stato Giuseppe Aurigemma, referente dell’associazione promotrice dell’iniziativa. “Il problema non è soltanto il dormitorio – ha spiegato – ma il fatto che questo progetto ci preclude tutto quello che abbiamo sempre fatto all’interno di Casa Betania. In quella struttura abbiamo organizzato campi estivi, feste di Carnevale, iniziative per Pasqua, attività per i bambini, sempre gratuitamente e spesso sostituendoci alle istituzioni. Oggi il quartiere vede questo spazio come se gli venisse sottratto”. Aurigemma ha ricordato come Casa Betania, pur essendo di proprietà della Chiesa, sia nata anche grazie al contributo della comunità. “Bisogna ricordare che quello spazio è stato realizzato anche attraverso le raccolte della gente del quartiere. Era nato come asilo perché rappresentava una necessità per Borgo Ferrovia e per tutta la città”. Tra i timori dei residenti anche le possibili ripercussioni sulla scuola del quartiere. “Ci siamo sempre battuti per mantenerla aperta. Oggi vive anche grazie alle iscrizioni delle famiglie che arrivano dalle zone vicine. La paura è che questo progetto possa scoraggiare nuovi iscritti”.
