Bomba a Ranucci, tre dei quattro presunti autori chiedono di essere sentiti dalla Procura

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ROMA- I retroscena dell’attentato ai danni di Sigfrido Ranucci stanno alimentando da giorni quello che può essere definito un vero e proprio giallo estivo. Prima il blitz scattato tra il Baianese e il nolano da parte dei Carabinieri per bloccare i quattro presunti autori materiali del raid di ottobre 2025 a Torvajanica, si tratta di Antonio Passariello, Pellegrino D’Avanzo, Marika De Filippis e Saverio Mutone. Poi arriva il colpo di scena, quello legato ad intermediario con i presunti autori del raid e mandante dell’attentato al conduttore di Report, ovvero Clesio Tavares Gomes e Valter Lavitola. L’ultimo atto e’ proprio la confessione di Lavitola, che avrebbe ammesso di essere stato il mandante della bomba contro Ranucci (in realtà avrebbe chiesto che venissero esplosi dei colpi di pistola) per consentirgli di avere un rafforzamento della scorta. Tesi che non ha convinto nessuno. Tanto è vero che l’istanza di attenuazione della misura cautelare nei suoi confronti, con il parere negativo della Procura di Roma, e’ stata respinta dal Gip che ha raccolto la confessione del mandante reo confesso. Cosi lo stesso Lavitola sarebbe pronto ad integrare, anzi precisare nuovamente alcuni dettagli ai magistrati. A diradare le “fumose” (così sono state definite le dichiarazioni di Lavitola nel provvedimento di rigetto della misura alternativa) potranno contribuire i tre presunti autori del raid avvenuto nella serata del 16 ottobre del 2025 a Torvajanica? Passariello e D’Avino sono detenuti da più di un mese nel carcere di Rebibbia, ai domiciliari invece Marika De Filippis. Lunedì mattina i legali dei tre indagati, gli avvocati Antonio Falconieri e Generoso Pagliarulo, hanno depositato un’istanza di interrogatorio al sostituto procuratore della Dda di Roma Eduardo De Santis. Vogliono essere ascoltati dal pm antimafia che insieme al Procuratore Francesco Lo Voi coordina le indagini dei Carabinieri sulla bomba e sui mandanti. Ora è attesa per la fissazione dell’interrogatorio da parte della Procura di Roma, cosa che potrebbe avvenire anche entro fine mese o a settembre. Cosa potranno dire i tre indagati sul raid non e’ del tutto chiaro, anche se fino ad oggi hanno coperto i nomi delle persone coinvolte. Una prospettiva cambiata con la confessione da parte di Lavitola. Pronti a chiarire responsabilità e progetti legati al raid. Il rapporto dei quattro era strettamente connesso ad un altro protagonista della vicenda di cronaca, Clesio Tavares, che nelle conversazioni tra Passariello e D’Avino viene chiamato “o nir” ( per evitare il nome di Clesio Gomes Tavares) e che aveva un solidissimo rapporto con D’Avino, che sulla rubrica del suo telefonino lo aveva registrato come “Clesio fratmo”. Cosa avranno da dire i tre al pm antimafia e ai Carabinieri? Questo sarà più chiaro, molto probabilmente, tra qualche giorno.