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Bomba a Ranucci, il “mandante” pronto a coprire la fuga di Passariello e Mutone

BAIANESE- “Quello” era pronto a coprire un eventuale allontanamento di Antonio Passariello all’estero per sfuggire ad eventuali arresti per le indagini sulla bomba contro Sigfrido Ranucci. Per gli investigatori, i Carabinieri del Reparto Operativo del Comando Provinciale di Roma e la Dda di Roma, il quello in questione a cui fa riferimento in piu’ dialoghi captati dalle microspie piazzate in auto e abitazioni Pellegrino D’Avino, potrebbe essere il mandante del raid contro Ranucci. A confermarlo un colloquio captato nell’auto di Pellegrino D’Avino l’otto aprile scorso, quello con il padre Antonio Passariello. I due ipotizzavano la possibilita’ di fuggire all’estero per sottrarsi all’eventuale arresto, piu’ precisamente in Montenegro o in Bosnia. Ma c’e’ un messaggio che arriva secondo le ipotesi investigative dal mandante dell’atto intimidatorio, evidentemente preoccupato che una volta giunti ad individuare gli autori, i Carabinieri sarebbero arrivati anche a lui. Cosi’ avrebbe offerto risorse economiche, sostegno legale, strumenti di
pagamento ricaricabili. Anche quantificate in termini economici e di durata in un’altra conversazione captata dagli investigatori.
Il 10 aprile scorso sempre D’Avino dopo aver preso contatti con “quello” , riferisce la disponibilità a garantire un temporaneo allontanamento dal territorio. In primis a Passariello Antonio, a cui viene prospettata la possibilità di trasferirsi per un periodo di “10-15 giorni”. E ci sono anche piu’ opzioni: Spagna, Austria e Francia. Passariello avrebbe optato per la Spagna. “Ti vai a divertire” gli avrebbe detto il figlio, spiegando che gli avrebbero anche ricaricato una carta. Avrebbero dovuto lasciare i telefoni, usare delle schede dedicate, da buttare dopo ogni chiamata. Insomma, un sistema che piu’ di una vacanza appare quello di una vera e propria fuga. Offerta che poi viene estesa oltre che a Passariello anche allo stesso Saverio Mutone. Nella stessa conversazione si farebbe anche riferimento ad una ricarica di 200 euro al giorno garantita dalla rete per stare in Spagna. A bloccare la probabile vacanza dei due indagati e presunti autori del raid del 16 ottobre a Pomezia ci hanno pensato però i Carabinieri.

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