ROMA- I legali di Pellegrino D’ Avino e Antonio Passariello, gli avvocati Generoso Pagliarulo ed Antonio Falconieri, come annunciato al termine dei due lunghi esami di ieri resi davanti al pm antimafia Edoardo De Santis, hanno depositato al Gip del Tribunale di Roma un’istanza tesa ad ottenere un’attenuazione della misura cautelare nei confronti dei loro assistiti, quantomeno gli arresti domiciliari. Ad inizio settimana potrà arrivare anche la risposta, quella per cui si attende molto di comprendere anche quale sarà il parere (obbligatorio ma non vincolante) del magistrato antimafia che coordina le indagini, il sostituto procuratore di Roma Edoardo De Santis. Il verbale dei due indagati, come avviene in questi casi e’ secretato, anche se molto probabilmente potrebbe già entrare nella discovery investigativa con un eventuale deposito da parte della Procura di Roma al Tribunale del Riesame, dove il 7 settembre dovrà comparire Valter Lavitola. Cosa hanno detto i due indagati accusati di aver concorso a vario titolo nella realizzazione del raid avvenuto il 16 ottobre a Torvajanica resta tutto da scoprire. Ma quelllo che si puo’ ipotizzare sul perimetro delle loro dichiarazioni e’ certamente un dato che potrebbe consentire a Procura di Roma e Carabinieri di chiarire una parte degli aspetti rimasti ancora oscuri. Sicuramente sarà un contributo non molto utile per il movente, visto che la “manovalanza”, quella è in sostanza la loro funzione in questa vicenda, avrebbe agito senza conoscere neppure l’obiettivo, ovvero Sigfrido Ranucci ed in particolare su mandato di Clesio Gomes Tavares. Riscontri però che hanno una certa rilevanza per fare definitivamente chiarezza su tutti i pezzi del puzzle ricostruito da Antimafia e Carabinieri.
L’ESPLOSIVO
La prima domanda su cui resta ancora molto da chiarire riguarda la provenienza dell’esplosivo utilizzato nel raid ai danni del giornalista RAI Sigrido Ranucci e ormai da qualche ora ex conduttore di Report. Pellegrino D’ Avino, il referente nei rapporti con Clesio (sul suo telefono registrato come Fratm) e Antonio Passariello dove hanno reperito la gelatina da cava piazzata nei pressi dell’ abitazione di Torvajanica dove è avvenuto il raid? Improbabile che questa non possa essere stata una delle risposte attese da parte della Dda per chiudere definitivamente il cerchio su tutti quelli che hanno avuto un ruolo, anche ammettendo che chi ha fornito l’esplosivo sicuramente non si curasse o informasse sul destinatario dell’atto intimidatorio.
UNA MESSINSCENA? NON DOVEVA FARSI MALE NESSUNO…HANNO DETTO QUESTO I DUE INDAGATI?
“Una messinscena” e “non doveva farsi male nessuno”, sarebbero due frasi pronunciate dagli indagati nelle ricostruzioni di queste ore. E’ stato proprio così? Il mandato era finalizzato solo ad un atto dimostrativo che non doveva fare danni? Anche qui siamo nel campo delle ipotesi, non essendo l’ interrogatorio depositato e noto, ma certamente uno dei contributi più importanti era il riscontro alle stesse dichiarazioni di Lavitola. In particolare al fatto che fosse stata indicata una modalità non mediante esplosivo ma esplosione di colpi di arma da fuoco per eseguire il raid. Alcuni quotidiani oggi riportano che i due indagati avrebbero smentito Lavitola. La modalità scelta per il raid sarebbe stata sempre quella dell’esplosione.
IL PREZZO DEL RAID
L’ altro particolare su cui senza dubbio i due indagati avranno potuto fornire un contributo teso a chiarire i contorni di questa vicenda e’ il prezzo della loro “prestazione criminale”. Anche perche’ ci sarebbe nelle intercettazioni un riferimento ad una somma di mille euro ricevuta da uno dei partecipanti al raid. Questo e’ stato il prezzo per il raid? Anche qui sicuramente la Procura avrà chiesto conto.
Gli INDAGATI PUNTERANNO SULL’ABBREVIATO
Non è escluso che la Procura antimafia, anche dopo il Riesame ed in presenza di prove e confessioni ormai solo da riscontrare nei termini del movente, possa decidere di procedere con il giudizio immediato nei confronti di tutti gli autori e protagonisti di questa vicenda. Per questo motivo, non sarebbe peregrina l’ipotesi, pure accennata dagli stessi legali, che si ricorra al giudizio abbreviato. Molto dipenderà probabilmente anche dall’esito di questa istanza depositata oggi e soprattutto dalla valutazione del contributo offerto alle indagini che rappresenterà la Procura.Indubbiamente anche la scelta di rispondere ai pm potra’ avere un effetto sulle eventuali attenuanti per gli indagati.
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