NOLANO- Quattro clan, i Russo di San Paolo Belsito, i Licciardi della Masseria Cardone, i Fabbrocino di San Gennaro Vesuviano e i Cava di Quindici a “tavola” per recuperare la quota che gli spettava da una presunta truffa da cinque milioni di euro ad ignari clienti di ignari clienti Enel, otto euro su ogni bolletta, che un esponente ritenuto vicino al clan Sangermano (coinvolto nel blitz del novembre 2022 e scarcerato dal Riesame) avrebbe sottratto grazie alla sua abilità informatica con i “napoletani” della Masseria Cardone. E’ una delle vicende ricostruite dalle indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna nell’ambito dell’inchiesta coordinata dai pm antimafia Henry Jhon Woodcock e Vincenzo Toscano, che due giorni fa ha portato al maxiblitz contro il clan Russo di San Paolo Belsito, che aveva rimesso le mani sul nolano. I pm antimafia avevano chiesto per questa vicenda, ricostruita in uno dei capi di imputazione, anche l’arresto di Cava Salvatore, classe 84, che era stato scarcerato nel maggio del 2019 ed era tornato proprio nella zona vesuviana. Il Gip del Tribunale di Napoli che ha firmato le 44 misure cautelari eseguite dai Carabinieri però ha rigettato la richiesta dei pm antimafia della Procura guidata da Nicola Gratteri. Nessuna tentata estorsione e nessuna minaccia all’ autore della truffa milionaria, che era ben consapevole del fatto che avesse messo in piedi la frode insieme al clan Licciardi, i “napoletani” e che, anche se non e’ chiaro in quale modalità avrebbe poi definito la vicenda senza necessità di subire minacce o ritorsioni. Nessuna estorsione ma, come rilevato dalle indagini dei Carabinieri del Nucleo Investigativo di Castello di Cisterna, uno spaccato dei rapporti tra le organizzazioni camorristiche che operano su una vasta zona come quella nolana. Perché quattro clan sono entrati in connessione tra loro sulla vicenda e’ ricostruito grazie alle intercettazioni ambientali captate tra maggio e ottobre del 2023 dai militari di Castello di Cisterna all’interno dell’abitazione di Palma Campania di un esponente di primo piano del clan Russo, coinvolto nel blitz di due giorni fa e ritenuto al vertice della famiglia di camorra nolana, subito dopo i Russo, Antonio e Michele.
IL FATTO
Le prime fibrillazioni vengono captate dai Carabinieri nel maggio del 2023. C’e’ un summit a casa dell’esponente del clan Russo che e’ gia’ monitorato dai Carabinieri. L’autore della truffa, che avrebbe fruttato cinque milioni di euro era scomparso e visto che erano coinvolti i “napoletani” ed un esponente molto vicino a Cava Salvatore, questi si erano rivolti proprio ai Russo per rintracciare lo stesso autore della truffa. Il sospetto è che si fosse dileguato, facendo sparire le sue tracce e i soldi, che avrebbe dovuto dividere con i “napoletani”. Su quei due milioni e mezzo c’era anche la quota dei Cava, che però Salvatore Cava avrebbe saputo in un secondo momento, almeno dalle captazioni interpretate dai militari dell’Arma, risentendosi anche del fatto che non fosse stato informato. I Russo potevano avvicinare un familiare del presunto truffatore e così erano stati più volte compulsati i due esponenti strettamente legati ai due “rampolli” della famiglia di San Paolo Belsito. Ci sarebbero stati anche vari incontri, alla stessa “Masseria Cardone”, la roccaforte del clan Licciardi. In realtà il presunto truffatore non si era allontanato per non dividere i proventi della frode. Aveva avuto un grave incidente ed era ricoverato in una clinica di riabilitazione a Sulmona. Anche lì con l’aiuto del cognato sarebbe stato raggiunto per chiarire che fine avessero fatto i soldi, nascosti su una piattaforma e probabilmente poi finite nelle casse della camorra. Nessuna estorsione, ma una foto dei rapporti tra le diverse organizzazioni criminali. Misura rigetatta per tutti gli indagati. Per quanto riguarda la posizione di Cava Salvatore non ci sono intercettazioni dirette del quarantunenne ritenuto dagli inquirenti l’ erede del defunto capoclan Biagio Cava. Ma più riferimenti chiaramente collegati allo stesso Cava. Alla luce di questa valutazione del Gip sarà importante comprendere quelle che nel caso specifico saranno le valutazioni da parte dei pm antimafia Woodcock e Toscano che hanno coordinato le indagini.
