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Un evento unico nel suo genere, una grande festa in cui circa 45 mila runners, provenienti dai 4 angoli del pianeta danno prova di grinta, tenacia e determinazione, lungo quei 42 Km e 195 metri che portano da Staten Island a Central Park, passando per Brooklyn, Queens, Bronx e Manhattan.
A rappresentare l’Irpinia, il numero uno di Confindustria Campania, Sabino Basso che per la terza volta, tra gli applausi, il calore e l’entusiasmo della gente, si fregia della medaglia di finisher.
Presidente Basso per la terza volta ha corso all’appuntamento podistico che non può mancare nella carriera di tutti i runners. Quali sono le emozioni che si respirano lungo quei 42 Km e 195 metri?
Si tratta di emozioni uniche e indescrivibili. Certo non è facile percorrere una distanza così trafficata in 4 ore. New York è la maratona delle maratone, tra le più dure a causa di un percorso fatto di terribili saliscendi, di pendenze notevoli e di ponti che ti tagliano le gambe. Inoltre a rendere tutto più difficile ci pensa il clima e il vento.
Quindi ci vuole un lungo allenamento alle spalle, prima di pensare di poter gareggiare?
Io sono sempre riuscito a completare il percorso grazie ad un allenamento regolare. E’ chiaro che quando si pensa di partecipare ad una maratona bisogna intensificare, quindi se prima correvo 4 volte a settimana standard, da luglio ho percorso circa 1000 km seguendo delle tabelle meticolose preparate in base al periodo dell’anno e alla gara in calendario.
L’anno scorso doveva guidare una squadra di runners irpini, quest’anno invece ha corso in solitaria?
E’ vero, quest’anno per il primo anno ho partecipato da solo, gli anni scorsi, invece,ho sempre corso in compagnia di amici, o dipendenti della mia azienda. Ma la vera delusione è stata l’anno scorso, quando l’uragano Sundy ha impedito il regolare svolgersi della manifestazione. In quell’occasione dovevo guidare 40 atleti irpini che avrebbero sicuramente portato alla ribalta il nome del territorio. Tra i partecipanti c’era un ragazzo molto preparato che lavora nell’esercito, Giardiello Saverio, che riusciva a terminare la corsa in circa due ore. Eravamo tutti molto motivati, dietro l’iniziativa avevamo creato un’idea per rilanciare l’immagine dell’Irpinia nel mondo, speriamo che per l’anno prossimo riusciamo a rimettere in piedi questo progetto.
Come nasce la sua passione per la corsa?
All’inizio è stato un ripiego. Come nella maggior parte dei casi, a causa dell’età che avanza, finisce l’era del calcio e si apre l’era della corsa. Il calcio richiede una maggiore fisicità, la corsa è per tutti, è uno sport senza orari che è conciliabile con la mia professione, si pratica all’aria aperta e soprattutto non ha vincoli di alcun tipo: sono io a gestire luoghi e tempi. Poi è uno sport che ti consente di confrontarti sullo stesso terreno dei campioni. Correre a New York, con i grandi protagonisti del podismo, è come aver giocato a calcio contro un campione del pallone.
E’ uno sport al quale dedica molto tempo, è anche un’ occasione per svagarsi dagli impegni lavorativi?
E’ sicuramente un modo per scaricare le tensioni che non mancano mai nella vita. Però è anche un momento ludico, di svago che mi dà la possibilità di incontrare gli amici del club, con i quali chiacchierare di lavoro, di calcio di politica e degli interessi più vari. Poi è un modo per conoscere nuove persone, ogni anno in Italia, ci sono tantissime manifestazioni dedicate alla corsa, ognuno si prepara per una di esse, così ci confrontiamo, ci alleniamo insieme ed è una piacevole occasione di socializzazione.
E’ questa passione che l’ha spinta ad occuparsi dei lavori di riqualificazione del Campo Coni?
Non amo molto parlarne, l’ho fatto perché lo frequento, lo vedevo in uno stato pietoso e, da cittadino, ho voluto fare qualcosa per la mia città. Certo correre in un ambiente pulito è meglio che correre in un ambiente sporco, è stato un piccolissimo contributo.
Mi raccontava che giocava a calcio, sempre in modo amatoriale?
A livello super-dilettantistico ho giocato a calcio fino a 23 anni, poi ho dovuto smettere uno po’ per gli studi, un po’ perché sono subentrati gli infortuni, l’aumento di peso e l’età che non è un dettaglio di poco conto.
Lo sport quindi ha avuto e continua ad avere un ruolo centrale nella sua vita, in cosa le è ritornato utile?
Lo sport nella mia vita è fondamentale, a livello fisico mi aiuta a scacciare l’anzianità, a livello psicologico mi fa star bene, mi permette di svagarmi. Poi è chiaro, il calcio mi ha dato degli insegnamenti come lo spirito di gruppo che è quello che serve in tutte le attività aziendali, non si può pensare che da soli si può far tutto.
Il calcio lo segue anche da tifoso?
Sì, mi piace seguirlo e quando posso liberarmi dagli impegni riesco anche ad andare allo stadio. L’Avellino sta andando molto bene e questo è motivo di orgoglio per tutti noi irpini. Diamo merito anche al presidente Taccone che ha investito in questo sogno e portarlo avanti, non è sicuramente cosa semplice.
C’è qualche ricordo particolare che la lega alla squadra biancoverde?
Io da ragazzo non mi perdevo una partita. La domenica era un appuntamento fisso andare allo stadio a tifare per i lupi. Ma uno dei confronti che per me rimarrà negli annali è quello Avellino-Milan. I rossoneri avevano vinto ovunque, erano la squadra più forte del campionato e al Lombardi conobbero l’amara sconfitta. Ma a quella giornata mi lega un altro aneddoto molto simpatico. Quella sera io dovevo tornare a Napoli, insieme al mio collega universitario Raffaele Coppola, attuale commissario della Provincia;così come si usava all’epoca, facemmo l’autostop e a raccoglierci per un passaggio ci pensò Salvatore Biazzo. Noi non lo conoscevamo, non sapevamo fosse un giornalista e lo scoprimmo in quell’occasione. Fu così che nacque la nostra amicizia, di ritorno dalla partita, in preda all’euforia per la vittoria della nostra squadra del cuore.
Si può dire che da allora ne avete fatta di strada tutti e tre. Tre tifosi che poi si sono distinti ciascuno nel suo campo professionale…
Beh, io dico sempre che prima di fare un bilancio bisogna arrivare alla fine, si può sempre perdere tutto all’improvviso.
Un imprenditore come lei non ha mai pensato di investire nel mondo del pallone?
No, per questo tipo di investimenti ci vuole coraggio. Io forse non ne ho abbastanza.
Presidente vuole fare un augurio particolare all’Avellino Calcio?
Gli irpini sono gente tosta, quindi l’ indole che contraddistingue la squadra è il medesimo. Il mio augurio è che l’Avellino possa andare sempre meglio e possa ritornare nel calcio che conta: in serie A. di Rosa Iandiorio