Basket serie A – Prova sconcertante dell’Air: è sempre più crisi

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Non è possibile, quello che si è visto domenica al Pala del Mauro ha dell’incredibile. Avellino è come un naufrago in mezzo al mare che è ad un passo dal raggiungere la riva, ma domenica dopo domenica si allontana colpito da un’onda gigantesca. Alla fine di queste otto giornate sapremo se quel “naufrago” si salverà o sarà ritrovato il suo corpo galleggiante. Intanto i biancoverdi di coach Capobianco hanno perso l’ennesimo treno salvezza, adesso si fa sempre più difficile. La fiducia viene meno, la pressione aumenta sempre di più, si commettono errori banali che da giocatori di questo livello mai ti aspetteresti. La partita con Teramo non è stato altro che il riassunto della stagione avellinese. Confusione, cali di concentrazione e frenesia che ti porta a commettere errori su errori. Ma quello che maggiormente viene a galla è la mancanza di un leader in grado di prendere per mano la squadra. Il grande Bonora, con tutti i limiti che un giocatore della sua età può avere, ci ha provato a trascinare i suoi ma si è trovato solo. Nel terzo quarto, quando la squadra del presidente Antonetti provava a scappare, è stato il playmaker bolognese a tenere la squadra a galla. Ma dove erano Bobbit, Prato e Young ? I due americani hanno messo a segno 14 punti in due, molto poco da chi dovrebbe fare la differenza. L’argentino, prima dell’infortunio dello scorso novembre, poteva essere paragonato a Ginobili per la facilità di trovare la via del canestro, per l’esplosività nell’uno contro uno. Adesso non sembra neanche un giocatore di C2. Frenetico, disordinato, inconcludente. Per carità qua non si vuol crocifiggere nessuno, ma trovandoci nella difficile posizione di dover commentare dobbiamo esprimere dei giudizi, che purtroppo sono negativi. I ragazzi in campo si impegnano ma non riescono a fare cose facili, in più c’è tanta sfortuna. Contro Teramo siamo riusciti a sbagliare tutte le palle importanti. Oltre ai tanti tiri liberi sbagliati, ricordiamo i canestri mancati in appoggio da Bobbit e Bonora, che ci avrebbero portati in parità e a meno tre dai biancorossi. Per non parlare poi della sanguinosa palla persa da Prato a meno di un minuto dal termine. Mettiamoci poi anche Crispin che ha trovato canestri impossibili e la frittata è fatta. Teramo durante il terzo e parte del quarto periodo ha giocato con 4 piccoli. Avellino non si è adeguata. Capobianco ha scelto di accoppiare Dorkofikis, buona la sua prestazione, con Holland che in parte ne ha approfittato. In attacco Avellino avrebbe dovuto sfruttare più i miss match, quando in campo c’erano sia Brown che il greco, cercando il quinto fallo di Pasco, che per lunghi minuti ha giocato con 4 falli a carico. Invece la palla si è fermata troppo nelle mani di un Prato poco lucido e dannoso, che non ha creato nulla di buono. Merito a Teramo che vendica la sconfitta dell’andata, anche se la squadra abruzzese ci ha provato in tutti i modi a regalarci la vittoria ma proprio non c’è riuscita. “Nei primi due quarti abbiamo difeso male. Abbiamo provato a bloccare Holland e Crispin ma poi è stato Fultz, per esempio, a prendere per mano la squadra di Teramo. – afferma CapobiancoComunque sono ancora fiducioso nella salvezza anche se la prestazione di stasera è stata indegna e per questo chiedo scusa ai tifosi.” Ogni partita di Avellino sembra essere un film già visto. I tifosi sono stanchi e ieri lo hanno dimostrato. “Giocate senza la maglia” hanno gridato ai giocatori che uscivano dal campo. Qualcuno degli atleti biancoverdi ha avuto qualche gesto di disappunto, ma proprio non possono permetterselo dal momento che i risultati non gli danno ragione. Siamo i primi ad essere dispiaciuti quando le cose vanno male. Seguiamo la Scandone dal lontano 1987 amiamo questa società, che in parte riteniamo nostra e ci fa male vederla in queste condizioni. Quest’anno siamo affranti, sconsolati, ma soprattutto amareggiati perché sembra che le cose siano destinate ad andare male, tra l’indifferenza di chi comanda e l’amarezza di chi ogni giorno va al palazzo per stare accanto a quei colori per cui si è gioito e per i quali ora si piange. (Giovanni La Rosa)

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