Basket e Riforme – Corrado e Minucci: “gli italiani al centro”

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Un progetto al centro del quale vi sia il giocatore italiano: è quello che la Lega Basket con il suo Presidente Francesco Corrado e la commissione composta da Ferdinando Minucci, Michele Uva, Bruno Arrigoni, Francesco Venza e Stefano Vellucci ha presentato oggi al Presidente della Fip Fausto Maifredi subito dopo la conclusione dei lavori della Assemblea dei club che si è svolta a Bologna. “La commissione di Lega – ha esordito Maifredi – ci ha presentato alcune proposte di ampio respiro che prevedono la modifica di norme già stabilite, per esempio sul numero dei contratti depositati e sulla eleggibilità dei giocatori. Le abbiamo discusse e le analizzeremo in un clima che non intende essere di scontro ma che punti a risolvere i due grandi problemi del basket italiano: il miglioramento e la produzione di atleti italiani e una Nazionale sempre più forte. Ci incontreremo nuovamente subito dopo Pasqua per poi presentare al Consiglio Federale una proposta. All’interno di questo cammino possiamo anche pensare di coinvolgere le massime istituzioni sportive per spiegare gli obiettivi che intendiamo raggiungere”. Corrado, Presidente di Lega, ha sottolineato il clima in cui si è svolta l’incontro: “Sono convinto che arriveremo velocemente ad una soluzione perchè esiste la volontà comune di risolvere i problemi: ci sarà un accordo per modificare la Convenzione, senza rinnegarla. Vorrei sottolineare come il progetto presentato sia frutto di un grande lavoro che abbiamo svolto come Assemblea, mai così unita su questi temi così importanti per lo sviluppo del nostro basket”. Minucci, in qualità di relatore, ha poi spiegato nei dettagli il progetto partendo da una importante premessa: “In questo momento le contrapposizioni non servono, quanto piuttosto una volontà comune di tutto il movimento per creare un maggior numero di giocatori italiani di alto livello. Partendo dalla consapevolezza che, al momento, non esiste una produzione di un numero di italiani sufficiente per le esigenze di competitività dei nostri club e che non sono le norme che aiutano a crescerli ma solo un progetto comune di tutte le componenti del movimento. Progetto che siamo disponibili a costruire insieme. Abbiamo messo sul tavolo tante idee: dalla creazione di un campionato Under 19 nazionale con una nuova formula; alla disponibilità di accrescere a 6 il numero di contratti professionistici ai giocatori italiani; all’investimento di una somma superiore al milione di Euro all’anno per creare di una struttura che sostenga i vivai; alla disponibilità a diminuire da 18 a 16 il numero complessivo dei tesseramenti in una stagione e a studiare apposite finestre di mercato. Sono tutti segnali che vogliamo dare per mostrare che siamo pronti anche a fare sacrifici per un progetto comune. Al centro c’è la valorizzazione dei giocatori italiani: un traguardo che rischia di non essere favorito, come si vorrebbe, dall’attuale concetto di atleti di formazione italiana: al contrario, questo potrebbe prima o poi permettere a un club tra qualche anno di avere in campo 12 stranieri con i 6 atleti di formazione italiana che, provenendo da altri paesi, avrebbero assolto all’obbligo di aver giocato per 4 stagioni nei nostri campionati giovanili ma non sarebbero eleggibili per la Nazionale”. La volontà dei club di partecipare a questo progetto si conferma e si rafforza dunque dopo che già in questi anni aveva portato comunque a importanti investimenti: “Alcune settimane fa – ha concluso Minucci – abbiamo presentato uno studio che evidenziava l’investimento di 10 milioni di Euro complessivi in questa stagione da parte dei club di Serie A nei loro settori giovanili: se calcoliamo che il deficit complessivo del nostro movimento di vertice quest’anno è stimato sui 15 milioni di Euro, si può ben valutare il grande sforzo che il movimento sta producendo a favore dei settori giovanili. Nei quali crediamo e vogliamo continuare a credere all’interno di un progetto che rispetti la necessaria ricerca della competitività da parte dei club, nei limiti resi possibili da una concorrenza europea sempre più forte”.

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