Basket – Diener: “Io ottimo playmaker? Papà l’ha sempre saputo…”

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Avellino – Drake Diener al termine dell’incontro ha avuto buone ragioni per essere doppiamente soddisfatto: il successo della sua Scandone sulla Benetton e – cosa forse ancora più importante dal punto di vista personale – l’ottima prova in posizione di playmaker. E qui lo sguardo di papà Dick, che lo ha addestrato ai fondamentali della pallacanestro sin dalla tenera età, valeva più di mille parole. Già perchè Diener Senior, allenatore del figlio – e del cugino Travis, ora specialista negli Indiana Pacers in Nba – alla Goodrich High School, ha sempre visto ‘DoubleD’ come un possibile eccellente playmaker. “Ho visto gli occhi di papà illuminarsi – conferma Drake – perchè ho disputato effettivamente una buona gara nella posizione di ‘uno’, e lui sin da piccolino mi ha consigliato su come interpretare al meglio il ruolo di play in mezzo al campo. Mi ha sempre parlato di prendere buone decisioni, prendersi le responsabilità al momento giusto e coinvolgere i compagni prima di tutto. Contro Treviso credo di aver fatto bene questo lavoro, e lui era davvero al settimo cielo. Con il passare del tempo sono diventato a tutti gli effetti una guardia, ma credo che in cuor suo lui abbia sempre visto in me un possibile eccellente playmaker”. Oltre a prendersi i meritatissimi complimenti del padre, a Drake sono arrivate anche le congratulazioni di un ‘professore’ della materia, un certo Travis Best. “Non posso certo pensare di sostiuirmi a lui, che nel suo ruolo è uno dei migliori, ma sono consapevole del fatto che quest’anno mi tocchi dare una mano a tutti i miei compagni di reparto, indipendentemente dalla posizione”. La sua ‘adattabilità’ dunque non è una forzatura, ma come spiega lo stesso Diener, una caratteristica innata del suo gioco semplicemente rivalutata e messa in mostra da coach Markovski. “Sin dal mio arrivo in Italia – ha detto – sono stato considerato come un buon tiratore ma mai come un giocatore a 360 gradi. Sono convinto che coach Zare Markovski quando mi ha scelto per la Scandone fosse invece ben consapevole della mia versalità, e anzi abbia guardato più a questo che alla mia capacità di scorer. Dopotutto qui in squadra abbiamo tantissimi ottimi realizzatori da tre punti ed è dunque fondamentale per il team che io dia il mio contributo sotto altri aspetti del gioco. Se c’è da segnare ovviamente non mi tiro indietro, ma per me l’importante è fare sempre quello che serve alla squadra”. E lo spirito di sacrificio di Diener (oltre ad una innata capacità di comprensione del gioco e ad un’educazione cestistica fuori dal comune vista la presenza di un ‘guru’ come papà Dick) è evidenziato anche le statistiche: il biancoverde è infatti il primo tra i ‘piccoli’ (se si considerano Hall e Torres come numeri ‘4’) per i rimbalzi offensivi catturati, oltre 2 a partita come il compagno Marko Tusek. “I numeri di quest’anno in un certo senso tesimoniano questa versatilità di cui tanto si parla – ha detto – ma delle cifre non mi sono mai preoccupato. Rispetto a Capo d’Orlando è cambiato tanto, non posso certo dire io se sono diventato un giocatore migliore, ma mi sento comunque cresciuto come cestista”.
OBIETTIVO RIETI – Intanto, in casa Scandone si guarda già alla difficile trasferta sul campo di Rieti, insidiosa come non mai se si pensa che quest’anno gli irpini hanno lasciato per strada punti davvero preziosi contro le cosiddette ‘piccole’. E le squadre di coach Lardo, specialmente in casa, sono decisamente da non sottovalutare. “Contro Rieti probabilmente tornerà Best – conclude Diener – io cercherò di aiutarlo magari negli attacchi alle zone. Rieti è una squadra che le usa molto, dovremo essere precisi dall’arco ma essere al tempo stesso bravi nel non essere eccessivamente monodimensionali. Variare gli attacchi e muovere la palla sarà importantissimo”. (di Giuseppe Matarazzo)

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