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IL ROSTER DI CASERTA
Giocatori di talento, ma non per questo individualisti. Parliamo naturalmente del trio americano Ere-Bowers-Jones (nella foto). Un terno da oltre quaranta punti a gara, una triade che, dall’inizio della stagione sta facendo le fortune di coach Sacripanti. Il tecnico ex Pesaro, da sempre considerato uno dei più bravi e competenti del panorama cestistico italiano, sta rivivendo i fasti degli anni canturini, quando i suoi pretoriani erano, nell’ordine, Mc Cullogh, Thornton, Hines e Stonerook. Anche se il maggior numero di possessi si concentra nelle mani dei tre mori, la Pepsi può contare innanzitutto e soprattutto sull’esplosione di Fabio Di Bella. Il play della nazionale è, per punti ed intensità, l’americano aggiunto del roster bianconero. Anche se, rispetto all’andata, le sue percentuali sono in leggero calo, resta uno degli indicatori di vittoria, in particolar modo per quanto concerne le gare interne. Avellino, per portare finalmente casa i due punti ed interrompere una striscia negativa che lontano dal Pala Del Mauro perdura da nove turni consecutivi, dovrà innanzitutto profondere un attenta difesa sugli esterni, tenere gli uno contro uno e, sotto canestro, appoggiare con frequenza la palla a Troutman, il quale potrebbe avere, almeno sulla carta, vita facile in post basso. In tal senso, se Caserta dovesse ottenere i consueti minuti di qualità da Michelori, unitamente alla grande energia su entrambi i lati di uno come Koszarek, il piano partita dell’Air potrebbe subire forti scossoni. Il polacco, anche se da ormai un mese non incide molto in uscita dalla panchina, resta una delle tante sorprese in positivo della stagione bianconera: buon difensore e, nel sistema di Sacripanti, si sta ritagliando anche un discreto numero di tiri. Per intenderci, è il piccolo Lauwers di Caserta. Un’altra freccia all’arco del tecnico è Aaron Dornekamp. Ala olandese di quasi due metri, può giocare sotto canestro anche se soffre avversari più solidi, ma come tutte le ali moderne, è in possesso di un affidabile piazzato dalla distanza. Ciò che forse potrebbe mancare alla lunga, anche nell’arco di una singola gara, è la presenza di un pivot di primo piano perché l’unico vero centro in organico è Marquis. Il suo impiego, così come quello di Martin, è piuttosto ridotto, a dimostrazione di come Sacripanti stia in tutto e per tutto clonando gli anni canturini, con giocatori e lunghi atipici, in grado di ricoprire più ruoli, ed adattabili a molte situazioni di gioco.
COME ARRIVA CASERTA AL DERBY
Se da una parte Avellino, complice un calendario molto ostico, ha perso quattro delle ultime cinque, dall’altra troviamo una Caserta che non se la passa decisamente meglio. Le recenti sconfitte interne con Montegranaro, Teramo e Bologna, hanno pesato non poco su una classifica che resta comunque esaltante. Il brillante successo del turno scorso ai danni di una spenta Treviso ha fatto però rivedere la Pepsi spumeggiante del girone d’andata, che ha ora la ferma intenzione di riprendersi il secondo posto per continuare a coltivare il sogno di una finale scudetto con Siena.
L’AIR E LA MALEDIZIONE DELLE 18,15
Il derby di domenica coinciderà con la decima apparizione Sky dell’Air, addirittura la numero 14 per quel che concerne Caserta. Bilancio pressoché in parità per entrambe sotto i riflettori della tv a pagamento (4 vinte, 5 perse per la Scandone; 7 vinte, 6 perse per la Pepsi), ma con gli irpini sempre sconfitti nelle tre gare giocate alle 18,15 (Siena e Milano in casa, Ferrara fuori). I bianconeri, che, sotto le luci delle telecamere di Murdock avevano cominciato alla grande infilando un pokerissimo di successi, sembrano aver perso un po’ di carica mediatica ed al Pala Maggiò sono crollati nelle ultime tre dirette televisive con, nell’ordine, Montegranaro, Teramo e Bologna. (di M. Roca)