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Basket – Air, dopo il girone d’andata, ecco le pagelle di fine anno

Il 2007 se è andato via da pochi giorni e con l’ultimo sorso di spumante è passata in archivio anche la prima parte del campionato di legaA. Un girone d’andata che per la Scandone non può che essere definito con altri aggettivi se non con quello di ‘storico’. Perché di storia si tratta: due derby vinti consecutivamente, Final Eight di Coppa Italia conquistate con largo anticipo e la capacità di imporre il proprio gioco sia in casa che fuori, dove la Scandone ha mietuto vittime illustri sui parquet più blasonati d’Europa, da Bologna a Treviso. Se non fosse stato per un avvio lento e difficoltoso a quest’ora si poteva addirittura parlare di Avellino come la più credibile delle avversarie di Siena. Una volta che il diesel (e qui, Dio ce ne scansi, nessuna allusione a utilitarie di casa Fiat) biancoverde ha iniziato a carburare ben pochi sono stati gli avversari che hanno potuto tener testa a Green e compagni. Vero e proprio autore di questo ‘miracolo irpino’ è senza dubbio il presidente Vincenzo Ercolino (assolutamente voto 10+ per la passione che ha messo e ha saputo trasmettere), al quale vanno i ringraziamenti di tutti, dai tifosi agli addetti ai lavori, per aver portato Avellino sulla bocca di tutti, ma non per parlare di immondizia, tangenti o quant’altro. Avellino è vista come la più bella realtà sportiva del Sud, contendendosi con l’altra sorpresa Capo d’Orlando il titolo di “Cenerentola del campionato”. Sperando che la mezzanotte arrivi il più tardi possibile e che le scarpette rimangano ben salde al proprio posto, diamo i voti a coloro che, scendendo sul parquet e lavorando in palestra, hanno reso possibile questo indimenticabile 2007.

Marques Green: Il 56 di valutazione ottenuto contro Capo D’Orlando, stradominando il duello con Pozzecco e facendo vincere praticamente da solo la partita ad Avellino, è solo la ciliegina sulla torta di un girone d’andata semplicemente stratosferico. I meno informati avevano molti dubbi su questo ‘undersized’ (165cm) proveniente dalla Turchia, ma Marques non ha perso tempo e già dalla preseason è riuscito a far innamorare di se tutto e tutti. Non a caso una mezza dozzina di club si sono lanciati a capofitto su di lui nella speranza di riuscire a strapparlo ad Ercolino. Il presidente (anch’egli innamorato pazzo di Green) a quanto pare ha ricevuto offerte molto più che lusinghiere da parte di club del calibro di Milano (250mila euro) e Barcellona (qui si parla di molto più del doppio, ma nulla è verificato). Ci sarebbe l’idea di riconfermarlo e qualche tentativo è stato fatto, ma al momento la differenza tra domanda e offerta sembra troppo distante . E’ l’idolo del “Del Mauro” e il leader di questo team, una sua conferma sarebbe un colpo incredibile oltre che una dimostrazione di voler fare le cose sul serio anche per l’anno prossimo. Voto 9+: divino.

Nikola Radulovic: Facile dare i voti a giocatori come Green, un po’ più complesso quando si parla del medagliato azzurro. E’ innegabile che da quando Nikola ha iniziato a giocare alla sua maniera con lui sia salita di livello tutta la Scandone, che ha trovato nella strapotenza tecnica e nella purezza di movimenti del numero 5 un’arma micidiale sulla quale poche squadre, pochissime anzi, possono dire di poter fare affidamento. Il suo inizio di stagione, davvero pessimo, è forse stato condizionato da problemi fisici (ginocchia e schiena) e da diverse incomprensioni con il tecnico, dovute alla mancanza di qualche gioco-base che fece la vera fortuna dell’Air e di Boniciolli lo scorso anno. Migliorata la condizione fisica e sistemate un paio di idee, Radulovic è tornato a risplendere di luce propria, dimostrandosi ancora con tutta probabilità la migliore ala grande italiana del campionato. Da lui dipende molto, moltissimo, della Scandone e il suo apporto fondamentale non può che non far schizzare il suo voto a 8: Campione.

Devin Smith: Il secondo marcatore del torneo era venuto qui come rincalzo, ma le previsioni ‘avventurose’ fatte su Ortiz e l’effettiva potenza e versatilità dell’esterno proveniente da Virginia State, in contemporanea alla mostruosa crescita di Righetti, hanno subito fatto pendere l’ago della bilancia in favore di un suo utilizzo a tempo pieno. Smith ha ringraziato e omaggiato con prestazioni roboanti per punti e duttilità. Il suo essere un ‘All Around’ completo e affidabile in entrambe le metà del campo lo ha reso una pedina fondamentale per Boniciolli. A volte sembra soffrire di qualche ‘Slump’ al tiro (detto in parole povere, se non entra il primo tentativo non vanno neanche gli altri) ma quando la partita, e la mano, si riscalda è davvero dura contrastare la sua meccanica e i suoi fade-away perfetti. Un po’ sornione in alcune occasioni, il che fa scendere di qualcosina il suo voto, che è 8 – -: Killer.

Stalin Ortiz: Ha i capelli rasati, le braccia lunghissime, un sorriso contagioso ed è nero ma no, non è Charlie Smith. Il ‘Ragno’ è a Madrid, ha la camiseta blanca e dimostra sui parquet di tutta Europa quello che è il suo reale valore. Quello arrivato ad Avellino per ‘somiglianze’ si limita a quelle riportate qualche rigo più sopra. Ciò non toglie che Stalin al momento possa rivelarsi un ottimo rincalzo, ma niente di più. Condizionato da un’eccessiva pressione e da uno scarso ambientamento dovuto più che altro alla mancanza della moglie, costretta a rimanere in Colombia per le restrittive leggi del luogo, Stalin ha davvero iniziato con il piede sbagliato, assomigliando più ad un turista confuso che a un giocatore di pallacanestro. Una volta appreso qualche concetto il suo gioco si è elevato, grazie a doti fisiche e atletiche comunque di tutto rispetto. Purtroppo rimangono limiti tattici di formazione, come il palleggio eccessivamente alto e l’ossessione e l’insistenza con la quale va solo e sempre a destra. Se riuscisse a mettere un po’ di concetti Fiba all’interno del suo repertorio potrebbe comunque divenire una buona soluzione uscendo dalla panchina, specialmente visti gli ultimi incoraggianti segnali di ripresa. Voto 5,5: può fare sicuramente di più.

Alex Righetti: Il passaggio di Alex dal gialloblù di Roma al Biancoverde di Avellino ricorda tanto una delle più famose scene del film “Blues Brothers”, ovvero quando un John Belushi spento, finito e appena uscito di galera si lascia travolgere dalle parole del reverendo James Brown e viene illuminato dalla luce Divina. Un miracolo, insomma, che trasforma l’avanzo Belushi in un modello esemplare. Così come JJ Blues, Alex ad Avellino si è ‘redento’ da anni difficili nella capitale, in cui era costretto ad essere la seconda o terza scelta delle tante (presunte)stelle che hanno affollato il parquet del Palalottomatica. E fuor di dubbio che Righetti è ad oggi la miglior guardia italiana in circolazione e la sua abnegazione, la sua costanza e il suo impegno sia avanti che dietro lo rendono, dopo Green, il più positivo degli irpini. Bravo Boniciolli a vincere questa scommessa. Voto 8+: esemplare.

Daniele Cavaliero: Arrivato in punta di piedi, una delle eterne promesse del basket italiano ha pian piano trovato la sua dimensione all’interno del roster irpino. Dopo le prime, tanto deludenti quanto comprensibili, prestazioni Cavaliero sta iniziando a carburare e a capire i meccanismi offensivi dell’Air. Da semplice riserva di lusso di Green il play ex Fortitudo si sta ritagliando i suoi spazi e i suoi tiri importanti, riuscendo ad esprimere proprio quando convive sul parquet con la stella di Philadelphia alcuni momenti della sua migliore pallacanestro. Si è inoltre concesso il lusso di dare un pesante ‘schiaffo’ ai suoi ex compagni di Milano, dove non è mai stato capito del tutto. Voto 6,5: in crescita.

Pete Lisicky: Forse il migliore dei lupi, e non scherziamo. ‘Pistol Pete’ ha accettato con serietà e professionalità il ruolo di gregario al limite dello scalda panchina. In allenamento è tra i cestisti di maggior impegno, fuori dal campo è il compagno di squadra allegro, goliardico e scanzonato che tutti vorrebbero. E’ proprio lui il collante del gruppo biancoverde, che ha proprio nella coesione il più proverbiale dei suoi segreti di Pulcinella. Inutile stare a sindacare se meriterebbe o meno più campo, fatto sta che quando è stato chiamato in causa ha raramente deluso, essendo tra parentesi uno dei migliori dell’Air a sapere dove posizionarsi per come attaccare al meglio una zona. Voto 10: unico.

Silvere Bryan: Il suo reintegro in squadra al posto di Simon Petrov (N.C.) è stato molto più importante per le rotazioni che per il suo reale apporto in campo. Con lui, però, Boniciolli è riuscito a trovare in casa il lungo interno e verticale che tanto mancava alla sua squadra, visto che Burlacu è un giocatore del tutto diverso da quello che ci si aspettava all’inizio. Grazie a Bryan si possono dare tanti minuti di riposo in più a Williams ed evitare di caricarlo di falli troppo presto. Se il lungo originario di Portsmouth riuscisse a contenere le sue tendenze al fallo in attacco e in aiuto potrebbe ritagliarsi anche qualche spazio in più. Importante la sua verticalità sotto i ferri. Voto 6: utile.

Eric Williams: C’è poco da fare, è lui il centro più dominante del campionato italiano e in prospettiva, visto i suoi enormi margini di crescita, uno di quelli che può fare la voce grossa su diversi parquet europei. Quando arrivò a Cantù già molti videro nel lungo educato a Wake Forest un possibile padrone delle aree pitturate. Dal suo arrivo ad Avellino e con il costante allenamento svolto in compagnia del ‘Paron’ Zorzi, che lo ha preso sotto la sua ala, ‘Big Dog’ sta confermando in pieno tutte le aspettative che si erano create su di lui. Esponenziale il suo miglioramento ai liberi, negli scivolamenti difensivi, nei cambi e nel gioco dei pick and roll. Inizialmente, l’attacco fin troppo perimetrale dei biancoverdi impediva a Williams di dimostrare tutto il suo reale valore, ma con il tempo la soluzione interna sta diventando una delle più prolifiche e sicure su cui fare affidamento. Una presenza che pochissime squadre possono affermare di avere a centro area. Voto 8: “Shaquileggiante”(cit.)

Catalin Burlacu: Benchè tutti, forse compreso anche lo staff, pensassero ad un altro tipo di giocatore, Burlacu sta pian piano diventando uno degli irpini più affidabili e redditizi ad uscire dalla panchina. Pur non essendo il giocatore di vernice e di post che molti si aspettavano, Catalin è riuscito a far evolvere il suo gioco, imparando a non vivere di soli pick and roll e di partenze dai 6 metri. Anche in difesa i miglioramenti sono evidenti, con il passare del tempo e le spaziature più chiare in testa stanno iniziando a piovere molti più rimbalzi sul capoccione del capitano della nazionale rumena. Se continua così, può davvero essere importantissimo. Voto 7: sorpresa.

I giovani: Paolisso, Iannicelli e Cerullo grazie al quotidiano impegno di Gianluca De Gennaro hanno avuto l’occasione di assaggiare il campo ‘dei grandi’ e per due di loro, Paolisso e Iannicelli, è anche arrivata la chiamata dalla Nazionale. In un ambiente così sereno e entusiasta non possono che non lavorare bene, a loro il compito di non montarsi la testa e continuare a seguire Gianluca e il resto dello staff. Voto 7+: attendiamo fiduciosi

Lo staff: Maietta, Zorzi e De Gennaro hanno svolto senza dubbio un ottimo lavoro. Il primo ha il merito di aver studiato alla grande la preparazione dei cestisti irpini, riuscendo a far si che in preseason si lavorasse duro ma senza nessun infortunio. Grazie a lui anche i più ‘anzianotti’ hanno ritrovato fiato ed energia. De Gennaro, come detto, è sempre stato la guida dei più giovani e siamo sicuri che gli esordi dei suoi ‘talentini’ non possano che riempirlo di gioia e felicità. Per Tonino Zorzi, invece, c’è poco da dire. Un signore, classe 1935, capace di studiare ogni giorno nuove soluzioni tattiche e di spendere gran parte del suo tempo a cercare di migliorare il gioco dei suoi cestisti si commenta da se. I risultati, dopotutto, si vedono: alzi la mano chi si aspettava un 4 su 4 di Williams ai liberi o delle partenze così pulite da parte di Burlacu. Voto 8+: indispensabili.

Matteo Boniciolli: Non nascondiamolo, il rapporto tra tecnico e Irpinia in generale non è mai stato dei più idilliaci, complici anche una serie di forti incomprensioni venutesi a creare con pubblico e giornalisti già dallo scorso anno. I romani, però, insegnavano a Dare a Cesare quel che è di Cesare, e va riconosciuta la bravura di Boniciolli nell’allestire un roster così altamente competitivo e di allenarlo, dopo le prime evidenti incomprensioni tattiche, con sapienza ed equilibrio. Anche come manager Matteo ha toppato poco o nulla, le cifre spese con nonchalanche sul mercato hanno tutte dato i frutti sperati, anche se magari si potevano limare qua e là un pò di euro. Benchè ci sia ancora qualcosa da registrare nelle scelte offensive e nelle rotazioni, il lavoro dell’allenatore dopo la sconfitta con Biella è stato un crescendo di letture giuste, analisi azzeccate e buone scelte. Al coach, che ha recentemente firmato un prolungamento di due anni, l’augurio di portare avanti un progetto sano e vincente, traghettando la Scandone verso traguardi storici e di trovare anche fuori dal campo la quadratura del cerchio. A lui l’arduo compito di tenere la squadra su questi livelli eccelsi, confermando anche nel girone di ritorno l’eccezionalità della sua ‘creatura’ Voto 7+: professionista.
(Di Giuseppe Matarazzo)

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