Barile incontra i giovani: “L’Europa l’occasione da non perdere”

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Scelta Europea ha scelto di giocarsi la carta di un professore universitario del calibro di Sergio Barile per le elezioni europee del 25 maggio. Docente ordinario di Economia e Gestione delle Imprese alla Facoltà di Economia dell’Università di Roma La Sapienza e ex assessore al Bilancio del Comune di Avellino, Barile ha raccolto con coraggio la sfida, nonostante la sua lista dovrà vedersela con la soglia di sbarramento prima di poter contare su un proprio esponente a Bruxelles.
“Ho scelto di candidarmi perché esiste una piramide di Maslow, superati i bisogni materiali, incappi nei bisogni di stima, quando sei stato anche stimato cadi nella cosiddetta autostima. Se oggi ci provo, senza sapere se riuscirò o meno, perché potrei anche fallire, lo faccio perché ho capito di non essermi mai impegnato nel sociale ed è arrivato il momento di mettere le mie capacità a servizio della società”.
Così Sergio Barile spiega la scelta di candidarsi a margine dell’incontro ‘Quale Europa scelgono i più giovani. Un momento di confronto diretto per raccogliere istanze e proposte dalla generazione che più di tutte spera in un’Europa diversa per un domani migliore. “La fascia generazionale più giovane è europea, non gli dobbiamo spiegare nulla, anche se magari su alcuni temi va aiutata. Perché Europa significa allargare i confini, andare verso una globalizzazione dei consumi, opportunità di lavoro, dunque va interpretata nella maniera giusta”.
Se si parla di crisi occupazionale secondo il docente universitario non bisogna banalizzare il problema, ma bisogna studiare una strategia mirata che sfrutti la vera vocazione del territorio e permettere ai più giovani di inserirsi nel mercato del lavoro.
“L’occupazione nell’ambito della filiera complessiva esiste, ma in questo momento non esiste nel nostro territorio. Esiste a livello europeo e può esistere da noi se riformuliamo la scelta economica delle nostre realtà. Personalmente sono anni che professo il sogno del turismo religioso recuperato in Campania e dico recuperato e non creato perché la Campania e già stata terra di turismo religioso poi accantonato perché c’è stata questa opportunità dell’industrializzazione. Se noi recuperiamo il circuito del turismo e ridiamo alla Campania la sua vocazione potremo garantire ai giovani una sicura e proficua esperienza lavorativa”.
In questo progetto l’Europa è parte integrante anche se per creare occasioni di sviluppo è fondamentale rivedere il nostro rapporto con questa istituzione: “Bisogna chiarire che il rapporto con l’Europa va cambiato perché Bruxelles non è più intenzionata a finanziare interventi che servono per lo specifico ma che non vanno a sistema. L’Europa vuole da noi un progetto che sia di sviluppo, quello del turismo potrebbe essere un progetto sistemico. Ma lo devono presentare i comuni consorziati superando le differenze partitiche e immaginando il benessere del territorio”.
Per Barile la Campania in questi anni ha perso la grande opportunità dei fondi Europei, ma le colpe non sono da addebitare tutte al governatore della Regione Campania: “Poiché sono abituato a giudicare le persone per quello che fanno, dico subito che Caldoro è una persona seria che ha rimesso ordine dal punto di vista dell’approccio giuridico alla Regione, certamente però sta rischiando di mandare indietro 4 miliardi e 200 milioni. Ma non è una questione di incapacità a spendere, il problema sta nel fatto che tu devi spendere finanziando dei progetti che possano dare sviluppo. Questi progetti non ci sono, molti progetti presentati non erano cantierabili, prima di dare colpe all’Europa vediamo quali sono le difficoltà e le difficoltà non le risolve il governatore o il singolo sindaco ma la volontà del singolo cittadino a voler affrontare il problema in termini progettuali. Ci vuole energia, competenza e determinazione”.
Quella stessa determinazione che ha portato Barile a candidarsi in Scelta Europea: “Per poter fare le cose come le immagino io non si può stare in un grande partito che ti da grande forza, ma anche grandi vincoli”. (di Rosa Iandiorio)

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