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Così il sindaco Cavaccini, con sommo dispiacere e spirito di sostegno, ha commentato il drammatico episodio del ragazzino di Baiano. Ma il suo intervento si colora di toni più accesi quando approfondisce il tema dello “sciacallaggio politico”: “Riguardo gli avvenimenti che hanno interessato la festività del Maio, mi sento in dovere di fare un chiarimento. Questa festa vive e può andare avanti solo grazie alle associazioni. Sono le associazioni che lavorano tutto l’anno per assicurarne la buona riuscita e l’amministrazione è solo marginalmente coinvolta nell’organizzazione. Tuttavia io, da baianese, ho sempre vissuto la festa del Majo con grande gioia ma anche con responsabilità. Prima di Natale è stato presentato un documento, un accordo tra Associazioni di Baiano e Forze dell’ordine che ha siglato una regolamentazione dei festeggiamenti. È stato effettuato un censimento delle carabine e sono state autorizzate a sparare 135 persone, ciascuna delle quali ha avuto 15 colpi a testa (per un totale quindi di ben 2000 spari) e sono state stabilite 4 aree in cui eseguire gli spari (via Calabricita, Via Nazionale delle Puglie all’incrocio con via Roma, via Nazionale delle Puglie all’incrocio con via Malta e piazza Francesco Napolitano). Per cui né io né l’amministrazione abbiamo mai detto che la festa del Majo non dovesse essere celebrata, abbiamo semplicemente spinto, insieme alle Associazioni e ai Carabinieri, verso una regolamentazione e una delimitazione degli spari, condannando gli spari illegali o non concordati. Ma tutto ciò ad alcune persone non è bastato. A queste intese sono seguiti i disordini di cui tutti siamo a conoscenza, una vergognosa opera di persone, artisti nell’istigazione e nello sciacallaggio politico, che hanno addirittura aizzato i giovani alla sommossa, rischiando di far precipitare la popolazione del paese in vera e propria rissa generale”.
Insomma degli iniziali “disaccordi folkloristici” si sono trasformati in vere e proprie provocazioni politiche e non solo. Al grido di sparo-io-che-spari-tu, passando per Baiano il giorno di Natale sembrava quasi di attraversare un fronte di guerra: c’era fumo ovunque, gli spari si susseguivano l’uno l’altro e la popolazione sembrava sul piede di una sommossa tanto da far temere per un giorno una “guerra civile” in una Baiano che potrebbe essere stata ribattezzata a ragione per quel giorno “Baian-dad”. (di Oderica Lusi)