
Bagnoli Irpino – Ti aspetti di trovare una signora rigida e inflessibile. Che pensa e parla a nome di quel Vaticano che ne avrebbe raccomandato l’accesso tra i banchi di Palazzo Madama. E invece, scopri che la senatrice della Margherita Paola Binetti è affabile, disponibile e anche, perché no, pronta ad aprire pagine nuove del codice bioetico che vige in Italia. Neppure l’onorevole Ciriaco De Mita, che l’ha affiancata per tutto il corso del convegno incentrato sulla procreazione assistita, pensava di trovarsi di fronte ad una Binetti al passo con i tempi. “Guardate – ha spiegato a margine del dibattito alla foltissima platea dell’Hotel Cervialto – quando Paola è arrivata in Parlamento non la conoscevo neppure, poi abbiamo approfondito la conoscenza e adesso tra noi c’è simpatia”. Altro che “madame” Opus Dei. “No, definirmi in quel modo – si schernisce lei – è una forzatura. Certo, devo molto a quell’associazione dove sono cresciuta e mi sono formata”. I destini dell’Opus Dei e della Binetti si incrociano quasi quarantanni fa. La psichiatra neo laureata alla Cattolica di Roma va ad approfondire gli studi di presso l’Università di Pamplona in Spagna. Approda alla scuola del profeta dell’Opus, Escrivà de Balaguet, con cui sorge un feeling particolare. La Binetti entra nell’associazione, e la scala gradualmente sino a ricoprirne i vertici. Nell’anno del giubileo arriva il sospirato salto di qualità e il Vaticano, per mano del cardinale Camillo Ruini, le assegna l’organizzazione della giornata mondiale delle gioventù e di quella dei docenti universitari. Due successi che sua eminenza non dimentica. La strada è spianata verso il Comitato nazionale di bioetica e nel 2005, la presidenza di “Scienza e Vita”. Parte la campagna contro il referendum sulla fecondazione assistita tramortito letteralmente dalla spedizione dei teocon. In prima fila, manco a dirlo c’è lei, la lady del Vaticano. Qualche mese più tardi giunge l’investitura di Rutelli, e Binetti è senatrice. Inizia una nuova battaglia: la difesa della legge 40, le cui linee guida vengono affidate dal ministro della Salute Livio Turco a Maura Cossutta per una generica “revisione”. Insorge il popolo dei cattolici, insorge la Binetti, perché si teme il totale stravolgimento della normativa che regolamenta la fecondazione assistita. “Ecco, è lo stravolgimento che non deve avvenire – premette da subito alle quattrocento donne provenienti da tutta la Regione, stipate nella sala del “Cervialto” – La legge 40 è una buona legge, ma che sia perfetta chi lo dice? Io lo ammetto, non la conoscevo neppure bene e sono stata a studiarla per oltre un anno”. Ed è pronta a difenderla, ma non da integralista: apre la porta, per esempio, all’allargamento della fecondazione assistita alle coppie di fatto. Quando il discorso si sposta sugli embrioni diventa più rigorosa: “L’embrione è un uomo, è una forma di vita e come tale va tutelato fino in fondo”. Condanna il prolificare della criogenetica che consente il congelamento in azoto liquido degli embrioni per decenni, ma spalanca le braccia alla ricerca sulle cellule staminali adulte e cordonali “perché è accessibile e l’Italia può recitare un ruolo di prim’ordine in questo settore”. Via libera, dunque, alla ricerca sulle staminali “purché sia cauta e coerente” anche se teme che “il principio di precauzione con gli embrioni utilizzati per la ricerca difficilmente si applicherà fino in fondo”. Il messaggio che consegna Paola Binetti si sforza di essere il più secolare possibile. E fa riferimento a più riprese alla riflessione, al dialogo e all’informazione su un argomento, che, ammette lei stessa, è molto complesso. “Ma la gente vuole informarsi, le conoscenza sulla bioetica sono ancora molto limitate”. L’appello è rivolto alla formazione. “Le università italiane devono stare al passo con questa materia, negli ultimi anni l’importanza della bioetica è sta compresa e infatti noto che nei nostri atenei si sono intensificati sugli studi, è questa la strada da percorrere”. La politica, poi, deve impegnarsi per favorire questi processi e dare risposte alla società civile. “E io sono qui per rafforzare l’impegno del mondo della politica per spiegare meglio alla società civile la realtà che hanno di fronte che non è astratta”. La senatrice chiude l’intervento augurando che il centro in materia di fecondazione assistita del “Moscati” di Avellino rappresenti un polo d’eccellenza per l’intera regione. Scrosciano gli applausi. In pochi secondi corrono ad abbracciarla decine di donne. Chi si accontenta di un stretta di mano, chi, più esigente, di una foto ricordo. Le viene consegnato un mazzo di fiori e una targa dal Movimento Femminile della Margherita. E’un’ovazione per la neo parlamentare Dl che cancella anche gli ultimi dissapori, su tutti i fischi incassati dai ciellini del centrodestra a Rimini, per aver sostenuto la mozione Mussi. Il clima di Laceno è sereno e caloroso. E poi, questa volta, non si è minimamente sfiorata la polemica politica. Anzi è stata integralmente cancellata dal canovaccio della Binetti. Ma quando a margine del convegno le si chiede se durante la legislatura Prodi c’è la possibilità concreta di modificare la legge 40 risponde in maniera secca: “No, non c’è alcuna possibilità, né ci sono le condizioni”. Neppure un piccolo dubbio, nè una breve esitazione. Per un attimo è aleggiato il fantasma di “madame” Opus Dei. Ma solo per un attimo. (di Gelsomino Del Guercio)