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“Alla grave situazione
economica
e sociale del Paese si va ad aggiungere il dissesto istituzionale
provocato
da questa maggioranza di governo. Dopo il 9 aprile saremo chiamati a
favorire
la più alta partecipazione possibile al referendum sulla Costituzione
per
restituire al Parlamento il suo ruolo e la sua fisionomia
storica”. E’ quanto
ha affermato il senatore Nicola Mancino, intervenendo all’ottavo
congresso
regionale della Cgil, che si chiude questa sera ad Avellino.
Secondo l’ex presidente del Senato, “dopo le elezioni
politiche ci sarà poco
tempo per discutere della riforma costituzionale, poiché si dovrà
formare
il nuovo governo ed eleggere il Capo dello Stato. “La
riforma voluta dall’esecutivo
– ha rilevato Mancino – fa perdere all’assemblea il suo ruolo di
controllo
e di indirizzo, mentre accresce il potere del governo, in particolare
sullo
scioglimento delle Camere, e quello del presidente del consiglio, che
potrà
nominare i ministri senza che un organo terzo possa valutarne
l’idoneità
all’espletamento di quella funzione”.
Gli interventi di Nicolais, Donadio, Carpentieri
Il presidente di Città della Scienza Luigi Nicolais, ha sostenuto che
“la
ricerca è essenziale per lo sviluppo del Paese”. “Occorre
investire sulla
formazione – ha detto Nicolais – partendo dalla scuola dell’obbligo
fino
all’Università. L’economia si sviluppa anche con la conoscenza
che va al
servizio delle imprese”. Tornando sui temi della legalità, il
sostituto
procuratore della Dna, Gianfranco Donadio, ha sostenuto la necessità di
affontare
il tema delle “aziende erose dal potere mafioso”, vittime
“di un cedimento
etico e materiale”.
Il congresso ha quindi ospitato un breve intervento di Renato
Carpentieri,
attore di teatro, cinema e serial televisivi, che, dopo aver augurato
alla
platea “un governo diverso e migliore” ha recitato una poesia
di Raffaele
Viviani.
Le conclusioni del segretario nazionale della Cgil, Nerozzi
“L’intervento di Bassolino – ha detto il segretario nazionale
della Cgil,
Paolo Nerozzi, concludendo il congresso – ha messo in risalto le
potenzialità
che può avere il Mediterraneo per Napoli, per la Campania, per il
Mezzogiorno.
Per la prima volta, dalla fine del ‘400, il rapporto occidente
oriente potrebbe
ritornare a passare per il Mediterraneo, aprendo quindi i mercati di
Cina
e India”. “Questo – ha precisato Nerozzi – può fare del
Mezzogiorno e della
Campania, da un lato, il ponte tra i due mercati, ma anche fra queste
culture
e l’Europa, di cui siamo parte integrante. Il Mediterraneo non è
un’occasione
solo per il Mezzogiorno, ma anche per l’Italia e per
l’Europa”.
“Per queste ragioni – ha aggiunto Nerozzi – è ancora più
importante rilanciare
una politica di pace dopo la grave decisione del governo italiano di
intervenire
nella guerra in Iraq. Una nuova politica di pace al fianco ad una nuova
politica
di rapporti commerciali, industriali e culturali con l’area del
Mediterraneo
puo’ rimettere al centro il nostro Paese rispetto alle dinamiche
del futuro”.
“I cinque anni di governo Berlusconi – ha sottolineato Nerozzi –
si sono
caratterizzati per il tentativo di demolire la Costituzione, in
particolare
l’articolo 3 che lega i diritti sociali ai diritti civili e colpire
i corpi
intermedi, come le Regioni e gli enti locali. Perciò siamo stati
contrari
a questa politica che è stata una delle ragioni del degrado etico degli
ultimi
anni. Non dimentichiamo mai che un ministro di questo governo ha detto
che
bisogna convivere con la mafia e lo stesso presidente del consiglio ha
detto
che bisogna non pagare le tasse, facendo dell’illegalità un
elemento, se
non altro culturale, dell’iniziativa di questo governo”.
“La grave crisi economica – ha continuato il segretario nazionale
della Cgil
– presuppone un doppio intervento. Uno sul settore
produttivo-industriale,
a cominciare dal Mezzogiorno, scegliendo la qualità dell’industria
manifatturiera,
dell’agroindustria, del turismo e l’altro relativo alle
condizioni delle
persone, a cominciare dai pensionati e dai lavoratori più poveri. Queste
sono le priorità e proprio per queste ragioni, così come per il nesso
che
lega le condizioni attuali all’iniziativa di Berlusconi
sull’articolo 3,
siamo contro la Bossi-Fini e la Moratti che non prevedono né una scuola
né
un mercato del lavoro di qualità ma, per i lavoratori immigrati, una
condizione
di subalternità e schiavitù nei confronti dei datori di lavoro”.
“Per queste ragioni – ha concluso Nerozzi – siamo stati in questi
ultimi
cinque anni e anche prima, fin dal patto di Parma con la Confindustria,
contro
il governo di centrodestra. Insisteremo affinché nel governo di
centrosinistra
ci siano anche le nostre ragioni programmatiche. Un minuto dopo che
questo
governo di centrodestra sarà caduto, così come facciamo regolarmente con
le amministrazioni locali, riaffermeremo la nostra autonomia
programmatica.
Proprio per questo, pensando anche al sindacato del futuro, oggi e’
tempo
di rafforzare l’unità”.