
Avellino – Due anni di crisi e nessun accenno di ripresa. Il comparto tessile in Irpinia sta vivendo un lungo periodo di difficoltà che sarà accentuato, entro fine anno, dallo scadere per 243 operai dell’erogazione degli ammortizzatori sociali. Un futuro non roseo, quindi, ma che potrebbe avviarsi verso un processo di crescita ponderata in sinergia con partner messicani. Oggi, il nuovo incontro presso la sede di Confindustria Avellino tra Giovanni Lettieri, patron della Cdi e i rappresentanti sindacali di Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Durante la riunione saranno tracciate le linee-pilota del nuovo programma di sviluppo presentato da Roberto Rivero, soggetto rappresentante della Gfmt Italia. Un momento necessario, quindi, e destinato al rafforzamento di quelle attività tessili che ancora riescono ad emergere e attestarsi sul mercato non solo nazionale. “Il distretto tessile di Calitri – ha spiegato il segretario provinciale Femca Cisl Antonio Olivieri – vive una forte crisi caratterizzata da cassa integrazione obbligata e pochi incentivi economici per il rilancio delle aziende. Lo scopo, oltre a quello di evitare la chiusura delle nostre attività produttive, è quello di rinsaldare il made in Italy che all’estero rappresenta il fiore all’occhiello del Paese”. Ma quali misure si adotteranno per poter far riattestare il settore tessile irpino su scala nazionale? “Purtroppo anche l’industria provinciale – illustra l’esponente sindacale – segue il trend negativo italiano. Ci sono sì punte d’eccellenza, ma restano limitate alle grandi case produttrici. In Irpinia, rispetto l’hinterland napoletano, mancano le aziende d’alta sartoria che con le loro produzioni ricoprono un ruolo di primo piano nelle esportazioni all’estero”. Nessuna soluzione pratica per l’Irpinia, ma nulla è perduto. Infatti, ci sarebbero delle piccole aziende addette alla lavorazione del cotone, che forniscono lavorati di base alle major per la realizzazione di tessuti jeans e affini. Ma anche la filiera del cotone in Irpinia è piena crisi a causa degli ingenti costi energetici che limitano la grande produzione. Purtroppo è tramontata, nella nostra provincia, l’era dei cotonifici di punta. Un esempio pratico è l’Amuco, che nonostante la sua storica presenza sul territorio, non riesce a farsi spazio tra le ‘grandi’ produttrici del Sud”. Realtà troppo piccole e poco competitive. Il polo irpino del taglia e cuci sembrerebbe dirigersi verso uno spiraglio di luce soprattutto in seguito all’unione italo-messicana. Restano critici i livelli occupazionali della Cdi di Calitri. Dopo l’acquisizione di oltre l’80 per cento dello stabilimento altirpino, gli imprenditori sudamericani avevano rilanciato il prodotto locale attraverso delle strategie commerciali finalizzate soprattutto all’import-export di tessuti in jeans. Ma la domanda sul mercato, precipitata all’improvviso, ha obbligato alla cassa integrazione di svariate unità operanti nel settore. Dall’incontro di oggi, si spera, si risalire la china e trovare adeguate soluzioni che possano garantire almeno il sostentamento delle 243 maestranze. (mar.ma)