
Avellino – “L’inizio del nuovo anno scolastico nella nostra provincia è stato caratterizzato da un evento che definiremmo almeno originale. Ad accogliere gli alunni, che dai tanti paesi si recavano (alcuni per la prima volta) nel capoluogo c’erano, badate bene, non l’assessore della pubblica istruzione o chi per esso, ma pattuglie di poliziotti con cani addestrati che con fare alquanto severo, neanche fossero approdati nella Secondigliano dello spaccio, seguivano la discesa di ignari alunni ancora assonnati e digiuni, costretti ad essere osservati ed annusati come malviventi di chissà quale esperienza”. Queste le parole di Cinzia Spiniello, esponente del Prc irpino. “Per mantenerci sul generale – afferma – la scuola pubblica rischia di scomparire, giacché la riforma annunciata dalla neo ministra Gelmini va in direzione di una svendita della cultura pubblica, come a dire: chi ha i soldi paghi! Una riforma che fa arretrare la scuola di anni e taglia il corpo insegnante definito in esubero. A che servono se oramai le intenzioni del governo sono quelle di un arretramento socio-culturale degli italiani? Per entrare nello specifico della provincia irpina la prima domanda che ci sorge spontanea è: ma negli ultimi anni il governo della De Simone con l’assessore alla Pubblica Istruzione Mainolfi cosa hanno fatto? Molte scuole irpine versano in condizioni pietose, alcune risultano agibili fino a giugno per diventare inagibili a settembre (vedi palazzo Cammino). Ci chiediamo: ma gli alunni che l’hanno frequentata fino ad allora erano a rischio vita? Meno male che proprio in questi giorni è stata riconsegnata completamente ricostruita la scuola elementare di S.Giuliano di Puglia dove 27 bambini persero la vita con la loro insegnante a seguito del crollo dopo una scossa di terremoto. E da noi terra sismica per eccellenza quale scossa di terremoto dovremmo aspettare per comprendere lo stato di salute delle nostre scuole? La cronaca del primo giorno di scuola irpino continua in modo sempre più sorprendente, scuole che non sanno dove andare come se i problemi nascessero al momento, per tutte cito l’Istituto Alberghiero che per la situazione drammatica in cui versa risulta essere emblematico e sintomatico dell’emergenza abitativa degli alunni. Ebbene gli alunni di alcune classi dell’Alberghiero non hanno avuto il primo giorno di scuola o meglio sono tornati a casa perchè costretti a fare turni e doppi turni, costretti ad andare a scuola ogni due giorni e per di più in un altro istituto “lo Scoca”. Dovremmo prendere esempio, come stanno facendo un po’ da tutt’Italia, dalla scuola di Roma dove i genitori, preoccupati dalla situazione drammatica della scuola pubblica, hanno occupato le aule senza per questo impedire lo svolgimento delle lezioni, dovremmo anche noi occupare le nostre scuole al grido di: vogliamo la scuola pubblica, libera ed uguale per tutti, la scuola che non c’è!”.