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Critica a tal proposito la reazione del Presidente del Circolo Provinciale di Avellino “Noi Riformatori Azzurri” contro l’amministrazione che secondo Orazio Sorece “irresponsabilmente continua a voler fingere di poter continuare ad amministrare, dopo questo deludente inizio”.
“Stiamo vivendo un momento di profondo disagio davanti allo spettacolo che la politica del centrosinistra sta mostrando ad Avellino. Non possiamo rassegnarci all’idea che la comunità avellinese non riesca a rappresentarsi e a governarsi con decoro. Ma, nostro malgrado, siamo costretti ad assistere all’opaca contrattazione di piccoli e spesso miseri interessi personali, nel pieno disinteresse generale nei confronti delle problematiche della comunità”.
Ad Avellino, dunque, è palpabile l’aria pesante che si respira nel centrosinistra. “L’euforia per la riconferma del sindaco Galasso – prosegue Sorece – è stata presto spazzata via dalle divisioni interne al Pd, dai veti e dalle controversie per la formazione della nuova giunta comunale”.
Il centrodestra dunque aspetta Galasso e la maggioranza al varco del 26 agosto, data di convocazione del Consiglio Comunale di Avellino, chiamato all’approvazione del Bilancio, determinante per capire se la città capoluogo è retta da una maggioranza effettiva o solamente numerica.
“All’indomani della nomina dei membri della giunta Galasso, il Consiglio Comunale è di fatto ostaggio delle lotte interne della maggioranza. La lotta fratricida e cruenta tra ex Ds ed ex Margherita contro il sindaco è l’ennesimo esempio delle contraddizioni nel centrosinistra. Il caso di Avellino è la prova tangibile di queste contraddizioni e delle diverse matrici politiche dei vari capi del centro sinistra, che come al solito, alle ultime elezioni amministrative dello scorso giugno sono riusciti a mascherare la problematica con una ‘falsa unità di facciata’. Il contesto sociale e quello economico della città di Avellino sono visibilmente in crisi a causa di una incapacità programmatica e di sviluppo da parte di questa amministrazione, che ha messo in essere un’azione politica non fondata sullo scopo istituzionale ma solamente su egoistiche finalità.
Pertanto è necessaria una maggiore responsabilità alla gestione e alla partecipazione attiva della vita amministrativa, e che ognuno si chieda quello che può dare alla comunità prima di chiedersi quello che può riceverne”.