Avellino si mobilita contro la riforma della Giustizia: nasce il Comitato per il NO

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Il 10 gennaio 2026 è nato ad Avellino il “Comitato per il NO”, parte del fronte nazionale contrario alla riforma costituzionale sulla giustizia approvata dalla maggioranza parlamentare e destinata a essere sottoposta a referendum confermativo in primavera. Un’iniziativa promossa da cittadini e cittadine, affiancati da sindacati e associazioni, che punta a difendere l’autonomia della magistratura e il sistema di garanzie previsto dalla Costituzione. Secondo il Comitato, la riforma non rappresenterebbe un semplice riordino della macchina giudiziaria, ma «il tassello finale di un disegno che consegna all’Esecutivo un controllo diretto sul potere giudiziario». Al centro della contestazione c’è una revisione profonda della struttura della magistratura, che – affermano i promotori – farebbe venir meno equilibri fondamentali dello Stato di diritto.

In particolare, il Comitato indica come punti critici:

La separazione delle carriere, che – secondo i promotori – non si limita a distinguere le funzioni, già oggi separate, ma mira a legare le procure alla direzione politica del Governo.
Lo smantellamento dell’unitarietà del CSM, sostituito da due Consigli separati per giudici e pubblici ministeri, con il rischio di indebolire il sistema di autogoverno.
L’introduzione del sorteggio per la scelta dei membri togati e la presenza ridotta di rappresentanti elettivi, un meccanismo che, sostiene il Comitato, esporrebbe l’autonomia interna della magistratura al condizionamento dei partiti.
La creazione di un’Alta Corte disciplinare, organo unico competente per le sanzioni, composto tramite sorteggio e con poteri non impugnabili: una struttura ritenuta potenzialmente incostituzionale e capace di zittire dissenso e indipendenza.

Il Comitato sottolinea inoltre la coincidenza temporale con un’altra riforma poco discussa, che riguarda il ridimensionamento dei poteri della Corte dei Conti. Una scelta che, secondo i promotori, sottrae ulteriori strumenti di controllo a tutela dei cittadini e delle comunità locali. La conclusione è netta: la riforma «non cura le inefficienze della giustizia», rischia di renderla più costosa e meno accessibile per i cittadini più fragili e riduce gli spazi di garanzia che la Costituzione assicura da oltre 75 anni. L’obiettivo dichiarato del Comitato è ora suscitare informazione e partecipazione attiva, in vista di un referendum che non prevede quorum ma che – ribadiscono gli organizzatori – «deciderà il futuro democratico del Paese».

La nascita del Comitato è stata sottoscritta anche da Domenico Gallo, già Presidente della Sezione Penale della Corte di Cassazione, che invita la cittadinanza a prendere parte al percorso di opposizione e conoscenza: «Sono in gioco la libertà dei cittadini e l’equilibrio dei poteri dello Stato».