Avellino – “Apprendiamo dai resoconti degli organi d’informazione locale che il segretario provinciale del PdCI, Vito Nicola Cicchetti, alla riunione del “tavolo del centrosinistra” avrebbe espresso valutazioni sul percorso del “centrosinistra alternativo” avviato nella città capoluogo, ritenendolo un’esperienza superabile in direzione di un’alleanza con il PD”. È l’incipit del comunicato stampa a firma delle sezioni di Avellino del PdCI che continua: “Smentiamo categoricamente quanto sostenuto da Cicchetti: il PdCI di Avellino alle prossime elezioni amministrative presenterà una propria lista di partito, insieme alle forze che in questa città vogliono il rinnovamento, dando seguito alla linea politica stabilita in tutte le sedi, compresa quella congressuale, dagli iscritti del partito della Città e proseguendo un percorso costruito con fatica, insieme ad altri partiti e forze sociali sul territorio. Quella di Cicchetti è un’indebita interferenza, che leggiamo come una vera e propria provocazione nei confronti delle sezioni cittadine, un’appendice velenosa dell’ultimo congresso nel quale la città si è trovata su posizioni diverse da quelle del segretario provinciale, il quale ha aderito ad un documento politico che è risultato essere estrema minoranza all’assise nazionale. Anzi, riteniamo che Cicchetti non stia affatto perseguendo la linea politica del Partito, votata a stragrande maggioranza a Salsomaggiore nel mese di luglio. D’altra parte Cicchetti è un segretario che ignora le regole della democrazia interna, visto che dopo un congresso provinciale farsesco, non ha ancora nominato una segreteria, né ha convocato una sola volta il comitato federale. Evidentemente Cicchetti preferisce rivestire il ruolo di “uomo solo al comando”, ritenendo di poter fare a meno di un mandato degli organi di partito. Molto ci sarebbe da dire sulla sua gestione politica: ci limitiamo soltanto a evidenziare che il PdCI non deve più svolgere la funzione di stampella, della Margherita ieri, del PD oggi, come è successo all’amministrazione provinciale nelle ultime consiliature. Ma, al contrario, i Comunisti Italiani debbono essere in grado di interpretare le migliori energie di trasformazione sociale e culturale presenti in Irpinia. Questa sfida, però, può essere colta soltanto se il gruppo dirigente del partito non pone al primo posto l’autoconservazione, come sino ad oggi è successo. Anche lo stanco rituale del “tavolo dei segretari del centrosinistra” è un’inutile sfilata, soprattutto in considerazione del fatto che il centrosinistra, in questa provincia, non esiste più da diversi anni, tantomeno oggi che è stato spazzato via da scelte scellerate fatte dai vertici nazionali e dall’elettorato. I comunisti dicono basta ad una politica autoreferenziale!”
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